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giovedì 24 maggio 2012

COFE, il Meeting in Solsona

Programma del Meeting conclusivo del Progetto COFE,
al quale Scarabeus collabora.


I partners:
Sito del progetto

sabato 17 marzo 2012

Tora Tora e la conciliazione



Donne, lavoro, conciliazione: la testimonianza di Tora Tora, cooperativa sociale di Collesalvetti (Livorno).

martedì 20 settembre 2011

Verso il Meeting a Livorno


Associazione Culturale per l’Educazione permanente
Lifelong learning
Via Vannucci, 2 – 57127 Livorno
Telefax +39-0586-813691
e-mail: scarabeus41@gmail.com Web: http://www.scarabeus.it



COFE THIRD MEETING

Livorno, Italy, 23-26 September

Partners:
Centre Tecnologic Forestal de Catalunya – Solsona - Cataluna,
Spain Coordinator
Centro de Assitencia Social à Tereceira Idade e Infancia de
Sanguedo, Portugal
Club for Unesco of the Department of Praeus and Islands,
Greece
Asociatia Colegiului National “Nicolae Titulescu” Craiova, Romania
Associazione Culturale no-profit Scarabeus, Livorno, Italy


23 September 2011
Arrival of all participants at hotel Granduca
20,30-21 Dinner at a local pizzeria


24 September
Opening the third COFE transnational meeting at Istituto Tecnico Industriale G.Galilei
09:00 – 9,30 Greetings from Dr. Lupi President of Equal Opportunities of Livorno Province
greetings from Dr. Giuliana Ficini Headmaster of Istituto Tecnico Industriale
G. Galilei
Greetings from Dr. Luciana Russo President of Scarabeus Association
9,30 – 10,30 Presentation of two draft evaluation patterns by two European countries with
examples of good practices.
For Italy Dr. Boischio and Dr. Gradassi will present their draft evaluation pattern and they will introduce their experimentation “The islands of the time”
10:30 – 11:00 Coffee break
11:00 – 12:00 Presentation of two draft evaluation patterns by two European countries with
examples of good practices.
12:00-12,30 Questions and discussions arisen from the presentation of the draft
evaluation patterns
12:30 – 13:15 Visit at Istituto Tecnico Industriale G.Galilei
13:30 Lunch offered by Scarabeus Cultural Association
15:00 – 17:00 Ideas and hypothesis about the future of the project
Fixing the next meeting date in Greece
17:00 – 17,30 End of work
20:00 – 20:30 Dinner in a local restaurant in Livorno


25 September 2011
9:00 Meeting of all the group at Hotel Granduca for a tour of Livorno
13:00 Lunch in a local restaurant in Castellaccio
14:30 – 15:00 Leaving to Pisa for a short tour
20:00 – 20:30 Dinner in a local restaurant in Livorno


26 September 2011
10:00 -12 Visit at Unicoop Tirreno.
Dr. Laura Boischio and Dr. Roberto Gradassi will practically show us the “Islands of the time”
an example of good practice of work and living reconciliation
13:00 Lunch in a local restaurant


Free afternoon and departure of some partners
End of the meeting

giovedì 3 marzo 2011

Progetto COFE - Intervista Cooperativa 8 Marzo (Livorno)

Proseguendo l'attività per il progetto che ci coinvolge a livello europeo, presentiamo questa intervista di Roberto Mariotti e Luciana Russo a Claudia Perugini, Responsabile del personale della Cooperativa 8 Marzo.



martedì 7 dicembre 2010

Martinelli: La conciliazione famiglia e lavoro

da "Il Sole24ore"



La conciliazione famiglia e lavoro: una nuova cultura aziendale



Il tema della responsabilità sociale delle imprese nel nostro mondo globalizzato sta acquistando una crescente importanza. La sostenibilità dell'agire economico viene posta in primo piano. Accanto ai criteri ambientali ed altre questioni sociali, il mantenimento e l'incremento della qualità dei posti dei lavoro ne è un presupposto. Quindi l'orientamento alla famiglia come parte della responsabilità sociale diviene un tema sempre più affrontato dalle aziende.
Le risorse umane sono un elemento strategico per il successo dell'impresa, ma il conflitto tra vita professionale e vita privata spesso si traduce in stress, predisposizione alle malattie e alle assenze, minacciando il benessere delle persone e lo sviluppo dell'impresa. Non sempre le aziende sono consapevoli del fatto che, senza un corretto equilibrio tra le due sfere, difficilmente i dipendenti/collaboratori sono sereni e possono contribuire al successo del business.
In un'impresa family-friendly si viene, dunque, a creare "una situazione win-win", il che significa che tutte le parti in causa ne traggono vantaggio. Dal punto di vista delle organizzazioni, la conciliazione rappresenta non solo una questione etica ma anche un vantaggio economico che supera l'investimento necessario perché permette sia di ottenere effetti positivi sulla qualità del clima organizzativo, sull'attrattività dell'azienda nel mercato del lavoro e sulla produttività degli individui sia di raggiungere concretamente traguardi strategici quali, ad esempio, la riduzione del tasso di assenteismo e del tasso di turn-over e una crescita dei livelli di motivazione nei lavoratori.
Le imprese che investono nelle "teste" dei/delle loro dipendenti vogliono assicurarsi che queste conoscenze rimangano nella loro azienda per molto tempo. Il know-how specifico e l'esperienza di un'equipe ben rodata rappresentano un importante fattore di successo per l'impresa. Del buon personale è troppo prezioso perché lo si possa perdere. Politiche del personale del tipo "family-friendly" fanno sì che i/le dipendenti restano più a lungo fedeli all'azienda e quindi si riduce l'onere derivante dalle nuove assunzioni.
In secondo luogo, adottando misure family-friendly le imprese possono ottenere un aumento della quota di coloro che ritornano al posto di lavoro ed una riduzione della durata del congedo parentale. I sondaggi dimostrano che molte madri (e sempre più padri) desiderano riprendere il lavoro al più presto dopo il periodo di maternità/paternità. L'organizzazione flessibile degli orari di lavoro, il supporto al reinserimento dopo il congedo e lo sviluppo del personale in funzione delle esigenze familiari offrono ai collaboratori delle prospettive per il futuro ed essi si possono reinserire al meglio in base alla loro qualifica. Si riducono i costi causati dall'assunzione di personale supplementare e dalla copertura temporanea del periodo di esonero per motivi familiari.
In terzo luogo, misure finalizzate a conciliare famiglia e lavoro motivano i collaboratori e ne aumentano l'identificazione con l'impresa. Una cultura imprenditoriale orientata alla famiglia promuove un'immagine positiva dell'azienda stessa e questo contribuisce a distinguerla dalla concorrenza, creando un vantaggio competitivo, e ad essere allettante, importante soprattutto per l'acquisizione di potenziali e validi collaboratori.

lunedì 14 giugno 2010

eSenior, verso il meeting conclusivo


Progetto "eSenior", verso il meeting conclusivo
in Romania, dal 24 al 28 giugno 2010.


Alcune frasi di saluto in romeno...

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giovedì 1 aprile 2010

eSenior: Frankfurt, Ulm, Blautopf, e saluti


Con il fotofonino, scatti da Frankfurt, a Ulm, al Blautopf in Blaubeuren, e alla serata di saluto...

mercoledì 31 marzo 2010

Computer e over 70



Un servizio di Costume e Società del TG2 del 30 marzo 2010.

lunedì 22 marzo 2010

Verso Ulm, eSenior al meeting





Parteciperanno al meeting:

Luciana Russo;
Rosanna Lari, Roberto Mariotti, Romolo Pranzetti, Carla Santini.


L'HOTEL WINSTUBE - Bäumle, Kohlgasse 6, 89073 Ulm


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mercoledì 28 ottobre 2009

venerdì 4 settembre 2009

Biblioterapia, proposta scheda di lettura

Quella che segue è la proposta di Scheda di lettura che il Gruppo di lettura vorrebbe utilizzare a partire dai prossimi incontri per segnalare libri che possono essere ritenuti utili per produrre "benessere" nei lettori.






Si comunica che il sito di Scarabeus non è al momento disponibile. Ce ne scusiamo, mentre siamo impegnati al suo ripristino.

martedì 1 settembre 2009

e-Libraries, Verso il 3. meeting



Verso il 3. meeting del progetto Grundtvig e-Libraries, che vede coinvolte Polonia (coordinamento), Svezia, Italia (Livorno - Amalfi) e Lituania.
Immagini riprese con Cooliris da Google Immagini.


lunedì 6 aprile 2009

Club Lettura - Piccoli suicidi tra amici

Le prime pagine, tratte dal sito Iperborea


ARTO PAASILINNA - Piccoli suicidi tra amici
Hurmaava joukkoitsemrha
1990 - Traduzione dal finlandese di Maria Antonietta Iannella e Nicola Rainò
Postfazione di Diego Marani
I edizione: Maggio 2006
pp. 264 - Euro 14,00 - ISBN 88-7091-139-X

Le prime pagine, tratte dal sito

Il più formidabile nemico dei finlandesi è la malinconia,
l’introversione, una sconfinata apatia. Un senso di gra-
vezza aleggia su questo popolo sfortunato, tenendolo
da migliaia di anni sotto il suo giogo, tingendone lo spi-
rito di cupa seriosità. Il peso dell’afflizione è tale da
indurre parecchi finlandesi a vedere nella morte l’unico
sollievo. La malinconia è un avversario più spietato del-
l’Unione Sovietica.
Ma i finlandesi sono al tempo stesso un popolo com-
battivo. Non cedono mai. Si ribellano a ogni occasione
contro il tiranno.
San Giovanni, la festa della luce e della spensieratez-
za nel solstizio d’estate, rappresenta per i finlandesi l’oc-
casione di una lotta titanica in cui tentare, unendo le
forze, di sconfiggere la malinconia che li rode. Il paese
intero si mobilita fin dalla vigilia: non solo gli uomini
arruolabili, ma anche donne, bambini e vecchi accorro-
no al fronte. Per respingere le tenebre, immensi falò pa-
gani vengono accesi sulle rive delle migliaia di laghi del
paese. E in cima ai pennoni si issano vessilli di guerra
bianco-azzurri. Cinque milioni di guerrieri, prima della
tenzone, si rimpinzano di grasse salsicce e costolette di
maiale ai ferri. Tracannano senza scrupoli per farsi co-
raggio e, al suono della fisarmonica, le truppe marciano
all’assalto della depressione, arrivando a sopraffarla nel
corso della notte dopo una lotta senza quartiere.
Nel trambusto dei corpo a corpo i due sessi finisco-
no per incontrarsi, le donne per restare incinte. Intrepi-
di che sfrecciano sulle acque su gommoni da sbarco
vanno ad annegare nei laghi e nel mare. Si contano a
decine di migliaia i caduti tra i cespugli e in mezzo alle
ortiche, per non dire degli atti di valore e di eroico sa-
crificio. Gioia e benessere trionfano, la malinconia è re-
spinta, e la nazione, sbaragliato il cupo oppressore, può
godersi almeno una notte all’anno di libertà.
Spuntò l’alba di san Giovanni sulla riva del lago del-
l’Ebbro, nella provincia dell’Häme. Un lieve sentore di
fumo si librava ancora, residuo dei combattimenti not-
turni: il giorno prima, per la vigilia, su tutte le rive era-
no stati accesi i falò. Una rondine sfrecciava col becco
aperto a pelo d’acqua a caccia di insetti. L’aria era cal-
ma e limpida, la gente dormiva. Solo gli uccelli aveva-
no ancora la forza di cantare.
Un uomo se ne stava seduto solo sui gradini davan-
ti al suo villino, una bottiglia di birra piena in mano.
Era il direttore Onni Rellonen, età intorno ai cinquan-
ta, sul viso l’aria più lugubre di tutto il circondario. Lui
non era annoverabile tra i vincitori del combattimento
notturno: era ferito gravemente, ma non c’era ospedale
da campo in grado di apprestare i primi soccorsi al suo
cuore infranto.
Rellonen era un tipo magro, di media statura, le
orecchie piuttosto grandi e un lungo naso arrossato in
punta. Portava una camicia a maniche corte e pantalo-
ni di velluto.
Guardandolo, si poteva intuire che una volta doveva
aver celato in sé una forza esplosiva. Una volta. Era stanco,
abbattuto, segnato dalla vita. Le rughe sul volto e i capelli
diradati sul cranio erano patetiche testimonianze del cedi-
mento di fronte alla crudezza e alla brevità dell’esistenza.
Per decenni il direttore Onni Rellonen aveva sof-
ferto d’acidità di stomaco, e nelle pieghe del suo inte-
stino si era manifestato un principio di catarro. Le arti-
colazioni erano in buono stato, come pure la muscola-
tura, se si eccettua un leggero rilassamento. Il cuore di
Onni Rellonen, invece, era rivestito di grasso e aveva
un battito pesante: ormai per il suo organismo non co-
stituiva più la spinta vitale, ma piuttosto un peso, una
zavorra. C’era di che temere che si fermasse, paraliz-
zando il corpo e privando il suo proprietario delle linfe
vitali, fino a consegnarlo alla morte. Triste compenso
d’un organo interno spossato a un uomo che sul suo
cuore aveva fatto affidamento fin dal suo concepimen-
to. Lasciate che il cuore faccia una pausa, fosse anche
solo il tempo di cento battiti, tanto per riprendere fia-
to, e tutto è finito. I miliardi di battiti precedenti non
conterebbero più nulla. Così è la morte. Sono migliaia i
finlandesi che ogni anno ne fanno esperienza, e nessu-
no torna a riferire che effetto fa, alla fine.
A primavera Onni Rellonen si era messo a ripitturare i
muri esterni scrostati del suo villino, ma il lavoro era
rimasto a metà. Il barattolo di vernice era lì accanto al
basamento, e il pennello s’era indurito sul coperchio.
Rellonen era un uomo d’affari, cui qualche volta era
pure capitato di sentirsi chiamare direttore. Aveva alle
spalle diversi anni di frenetica attività, di successi iniziali
travolgenti, di scalate nel mondo della piccola industria,
di un certo numero di subalterni, di contabilità, denaro,
attività commerciali. Aveva anche fatto l’imprenditore, e
negli anni Sessanta perfino il fabbricante di lamiere. Ma
una congiuntura sfavorevole e una concorrenza feroce
avevano portato la sua società «Grondaie e Lamiere
S.p.A.» al fallimento. Che non era stato l’ultimo. Era poi
anche stato indagato per frode. L’ultima impresa in cui il
direttore Rellonen s’era buttato era stata una lavanderia
automatica, ma neppure quella aveva avuto successo:
non c’era famiglia in Finlandia che non disponesse di
una lavatrice, e chi non ce l’aveva erano quelli che dei
panni non lavati non facevano un dramma. I grandi
alberghi e le compagnie dei traghetti non si curavano di
fornirgli lavoro, che invece veniva assorbito dalle grosse
ditte, passandogli sistematicamente sotto il naso. Gli
accordi per questi ordini venivano combinati in incontri
riservati. Era stato a primavera il fallimento più recente,
dopo di che Onni Rellonen aveva sofferto di una pro-
fonda depressione.
Aveva figli già grandi, e un matrimonio a rotoli. Se
mai si lasciava andare a fare progetti per l’avvenire ed
esponeva i propositi alla moglie, nemmeno da lei rice-
veva più alcun sostegno.
“Mah!” era il commento con cui la donna lo ragge-
lava: né ripulsa né incoraggiamento, niente di niente.
Tutto appariva privo di speranza, la vita in generale, ma
soprattutto gli affari.
Fin dall’inverno il direttore Onni Rellonen aveva
covato propositi di suicidio: e non era la prima volta.
La sua voglia di vivere s’era già esaurita da tempo, e la
depressione aveva a sua volta convertito la sua sana ag-
gressività in pensieri autodistruttivi. Quanto a lui, avreb-
be già messo fine ai suoi giorni la primavera prece-
dente, all’epoca del fallimento della lavanderia, ma in
qualche modo gliene era mancata la forza.
Adesso era san Giovanni. La moglie era rimasta in
città, dicendo che non voleva rovinarsi la festa in cam-
pagna con un marito deprimente. Una sera della vigilia
in solitudine, senza falò, senza compagnia, senza futu-
ro. Niente di meglio per far felice un povero cristo.
Onni Rellonen posò la bottiglia di birra sullo scalino
e rientrò in casa. Rovistò nei cassetti del comò in camera
da letto, tirò fuori la pistola, la caricò e la fece scivolare
nella tasca dei pantaloni.
“Si vedrà”, pensò con amarezza, ma determinato.
Dopo tanto tempo aveva l’impressione di decider-
si a fare qualcosa, di metterci un po’ di slancio. Era o-
ra di dire basta a quel vivacchiare privo di senso. Un
bel punto finale a tutta l’esistenza, un punto esclamati-
vo col botto!
Il direttore Onni Rellonen si inoltrò per la ridente
campagna dell’Häme. Accompagnato dal canto degli
uccelli seguì il lungo sentiero di ghiaia, sorpassò la
casetta del vicino, poi in mezzo ai campi coltivati, oltre
un capannone per la trebbia, una stalla e una fattoria.
Dietro un boschetto si estendeva un prato, e a Rello-
nen venne in mente che sul limitare del boschetto si
trovava un vecchio fienile decrepito. Era lì che poteva
tirarsi un colpo, un posto tranquillo e un ambiente
adatto per mettere fine ai suoi giorni.
Sarebbe stato forse giusto lasciare una lettera d’ad-
dio sul tavolo di casa. Per scrivere cosa? Addio, cari
figlioli, cercate di cavarvela, papà ha preso la sua deci-
sione...? Moglie, non volermene?
Rellonen s’immaginò la reazione della donna alla
lettura di un addio del genere. Probabilmente avrebbe
commentato: “Mah!”
Dal prato saliva prepotente il profumo del secondo
fieno, mietuto il giorno prima. I contadini lavoravano
anche la vigilia di san Giovanni, le mucche non posso-
no aspettare. I calabroni ronzavano, le rondini garriva-
no sul tetto del vecchio fienile. Dal lago giungeva lo
strepitio dei gabbiani. Con il cuore raggelato, Onni Rel-
lonen avanzava verso la vecchia costruzione di legno
ingrigita, che ormai non serviva più a niente se non a
togliersi la vita. Se la trovò davanti fin troppo presto. I
suoi ultimi istanti cominciavano ad annunciarsi più
brevi di quanto non avesse immaginato.
Non se la sentì di varcare subito la porta a due bat-
tenti del fienile, spalancata davanti a lui come la gola
nera dell’inferno. Cercando senza rendersene conto la
maniera di prolungarsi la vita, decise di fare un giro
intorno alla costruzione, come un animale ferito in cer-
ca dell’ultima dimora. Attraverso una fessura delle assi
marce lanciò un’occhiata nel fienile, ed ebbe un fremi-
to. La decisione comunque era presa: non restava che
fare il giro del capannone, lanciarsi tra le braccia della
morte, premere il grilletto. Una pressione minima, un’ul-
tima transazione, ed ecco che il saldo era in pareggio,
l’ultimissimo saldo della vita e della morte. Fu scosso
da un brivido.
Ma nel fienile c’era qualcuno! Sbirciando tra le assi
intravide qualcosa di grigio, sentì ansimare. Una renna?
Un uomo? Il cuore affaticato di Rellonen trasalì di gioia.
Come ammazzarsi in un fienile davanti a un animale o,
meglio ancora, un altro essere umano? Non si può, non
è elegante.
All’interno c’era proprio un uomo, un tipo alto con
l’uniforme grigia dell’esercito. Si era inerpicato su una
catasta di pali, intento a legare una corda di nylon az-
zurra a una trave del tetto. Ben presto la fune fu salda-
mente fissata.
L’uomo stava in piedi, di profilo rispetto all’aspiran-
te suicida che lo spiava. Onni riconobbe che si trattava
d’un ufficiale dalle cuciture dei pantaloni con la pista-
gna gialla. La giubba era aperta e sulla mostrina del
bavero riconobbe tre rosette. Un colonnello.
Il direttore Rellonen sulle prime non capì che cosa
ci facesse il colonnello in quel fienile la mattina di san
Giovanni. Per quale motivo s’era messo a legare una
corda di nylon a una trave? Ma non ci mise molto a
comprenderne le ragioni. Il colonnello cominciò a fare
un cappio a un capo della corda; ma questa era scivo-
losa, come sempre le corde di nylon, e fare il nodo
risultava complicato. Il colonnello emise un ringhio
soffocato, forse una bestemmia. Le gambe sulla catasta
di pali tremavano, lo si vedeva dalla vibrazione dei
pantaloni. Alla fine riuscì a fare una specie di cappio e
se lo infilò al collo. Aveva il capo scoperto, e un milita-
re che va in giro senza il berretto non è mai un buon
segno. Ma questo era sul punto di suicidarsi, sant’id-
dio... Com’è piccolo il mondo, pensò Onni Rellonen:
nello stesso fienile si ritrovavano contemporaneamente
due finlandesi, e con la stessa crudele motivazione.
Il direttore Onni Rellonen si precipitò alla porta e
urlò all’ufficiale:
“Fermatevi, buon uomo, signor colonnello!”
L’uomo si spaventò a morte. Perse l’equilibrio, il
cappio si serrò al collo, e lui si dibatté per un attimo
appeso alla fune. Avrebbe di sicuro finito per strango-
larsi se Onni Rellonen non fosse accorso in suo aiuto.
Raccolse il colonnello tra le braccia, allentò il nodo, poi
gli batté la mano su una spalla per rassicurarlo. Il volto
dell’ufficiale era bluastro e bagnato di sudore, la corda
aveva avuto il tempo di dare una stretta violenta. Onni
Rellonen sfilò la corda dal collo del suicida e fece sede-
re lo sventurato sulla soglia del fienile. L’uomo respira-
va a fatica, il collo segnato da un solco rosso. C’era
mancato poco.
Se ne stettero così più o meno un minuto senza
dire nulla. Poi il colonnello si alzò, tese la mano e si
presentò:
“Kemppainen, colonnello Hermanni Kemppainen.”
“Onni Rellonen, piacere.”
L’ufficiale osservò che di piacere non era il caso di par-
lare, date le spiacevoli circostanze. Si augurò che il suo sal-
vatore non facesse parola ad alcuno dell’accaduto.
“Ma si figuri, sono cose che capitano”, promise Rellonen.
“A dire il vero io ero qui per la stessa faccenda”, aggiunse esi-
bendo la pistola. Il colonnello fissò a lungo l’arma carica,
prima di rendersi conto che non era più solo al mondo.


Recensioni nel sito IBS

lunedì 9 marzo 2009

Numero unico "Un pc per eSenior"



Un numero unico per il corso eSenior.


esenior_scarabeus                                                                                                                                    
    Publish at Scribd or explore others:            Religion & Spiritual                  course              Paint         

mercoledì 18 febbraio 2009

eLibraries - Ad una certa età... si comunica con il pc







Una breve carrellata nell'aula dove si tiene il corso di informatica per persone della terza età, desiderose di comunicare con le nuove tecnologie informatiche.
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Sito del progetto: Scarabeus, Livorno

giovedì 12 febbraio 2009

Dalla Lituania...

...e dopo le bellissime foto di Roberto, qualche foto presa con il cellulare e montata in OneTrueMedia....

venerdì 6 febbraio 2009

eSenior - Druskininkai

eSenior - Alcuni momenti del meeting tenutosi
a Druskininkai dal 4 all'8 febbraio 2009.
Questa volta le foto sono del bravissimo Roberto Mariotti,
che ne anticipa un'ampia selezione in questa presentazione.


lunedì 2 febbraio 2009

Verso il meeting di Druskininkai (Lituania)

Dal 5 all'8 febbraio si tiene il meeting dei partner del progetto eSenior, a Druskininkai in Lituania.

Ecco l'elenco dei partner come presentato dal sito lituano


Ipotesi di laboratori pc per anziani

Una ipotesi di laboratorio di informatica per persone adulte, prossime alla terza età, con l'obiettivo di usare le tecnologie soprattutto a scopo comunicativo.


Programme for an ICT Laboratory