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lunedì 20 settembre 2010
Il nuovo progetto europeo - sintesi
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sabato 26 giugno 2010
La copertina del CD-ROM finale del progetto eSenior


Per la conclusione del progetto eSenior, si è realizzato un CD-ROM che raccoglie materiali vari e il sito del progetto.

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRZeqh7WRjKQDDEb0ntyHtN8JSEJkikqUlgeFjDuGCEbj3Bw49p1gyGWcQPfGxW24uhyB6RN5v-LFtWfGSoq_DWSDd5eBO-qApTS88t9u0_1mW_zqly_qMfTcuvjwdK9pRXpkg/s1600/Schermata+2010-09-30+a+12.15.59.jpg
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giovedì 20 maggio 2010
eLibraries - Verso Poznan
EUROPEAN LIBRARIES AS EDUCATION
CENTRES FOR ADULT LEARNERS
24-25 MAGGIO 2010 - POZNAN, POLAND
CONFERENCE SUMMARISING OF THE
GRUNDIG INTERNATIONAL PARTNERSHIP PROJECT
CENTRES FOR ADULT LEARNERS
24-25 MAGGIO 2010 - POZNAN, POLAND
CONFERENCE SUMMARISING OF THE
GRUNDIG INTERNATIONAL PARTNERSHIP PROJECT
Impariamo qualche parola di polacco...
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venerdì 14 maggio 2010
Le TIC per i nonni, servizio del TG3
da Pixel dell'8 maggio 2010: la settimana dei nonni sul web
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giovedì 1 aprile 2010
eSenior: Frankfurt, Ulm, Blautopf, e saluti
Con il fotofonino, scatti da Frankfurt, a Ulm, al Blautopf in Blaubeuren, e alla serata di saluto...
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sabato 13 marzo 2010
eSenior, verso il meeting di Ulm
IL MEETING AVRA' LUOGO DAL 25 AL 28 MARZO 2010,
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PERCORSO DALL'AEROPORTO DI FRANKFURT AD ULM
(Dal sito dei partner tedeschi, che ci ospiteranno ad Ulm)Europäische Lernpartnerschaft Grundtvig 2
eSenior - ICT and multimedia techniques
for senior citizens
Die vh Ulm beteiligt sich an der Grundtvig Lernpartnerschaft »eSenior - ICT and multimedia techniques for senior citizens«.
In den letzten drei Jahrzehnten hat die Informationstechnologie das Leben der Menschen global einschneidend verändert. In der Informationsgesellschaft sind es oft gerade ältere Menschen die mangels Kenntnissen von der digitalen Welt abgeschnitten sind.
Ziel des »eSenior« Projektes ist es, ältere Menschen mit den Neuen Medien vertraut zu machen. Im Projekt sollen sie dazu befähigt werden alltägliche Aufgaben zu vereinfachen, Informationen zu finden und leichter auf soziale und staatliche Dienstleistungen zugreifen zu können. Dies führt zu einer verbesserten Integration in eine digitalisierte Gesellschaft und letztlich wird dadurch auch die Lebensqualität im Alter gesteigert.
Die folgenden Organisationen sind Projektpartner:
- »CREATIVE Platforma Szkolenjowo Doradcza s.c.« (Polen).
- Ulmer Volkshochschule e.V. (Deutschland);
- Nostra Fortuna Tarcea-Ertarcsa (Rumänien);
- Associazione Culturale no profit Scarabeus (Italien);
- JSC »Global ideas« (Litauen)
- Formula Magic Formacion (Spanien);
- Sehit Hasan Public Education and Vocational Education Centre (Türkei).
In den zwei Jahren (2008-2010) des Projekts wollen die Partnerorganisationen das Kursangebot im Bereich Informationstechnologie und Neue Medien speziell für ältere Menschen anpassen und erweitern. Dazu werden in den einzelnen Ländern Lerngruppen gebildet und Pilotkurse durchgeführt. In einem zweiten Schritt werden diese Kurse evaluiert, die Erfahrungen in den einzelnen Ländern ausgetauscht und die Inhalte sukzessive angepasst.
Informationen zum Projekt bekommen Sie bei:
Ulmer Volkshochschule
Norbert Herre
Kornhausplatz 5
89073 Ulm
fon 0731 1530-16
fax 0731 1530-60
herre@vh-ulm.de www.learning.ncse.pl
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lunedì 8 marzo 2010
martedì 10 novembre 2009
domenica 25 ottobre 2009
giovedì 15 ottobre 2009
martedì 13 ottobre 2009
eSenior - Volantino corso PC
Associazione culturale no profit - Livorno
http://www.scarabeus.it
CORSO DI COMPUTER
Uso del PC e di internet
dall'11 Novembre 2009, ogni mercoledì / ore 17 - 19
presso l'ITC Vespucci di Livorno (g.c.)
Per informazioni: Scarabeus,
tel. 3203166800 - e-mail: scarabeus41@gmail.com
Iscrizioni* presso la sede dell'ITC Vespucci l'11 Novembre all'inizio del corso
* quota di 35€ per diventare soci 2010 di Scarabeus.
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Livorno LI, Italia
martedì 6 ottobre 2009
50 e + nei Social Network

IL PROSSIMO MEETING ESENIOR
HOTEL EUROPA
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A LIVORNO 5-8 NOVEMBRE 2009
Foto ripresa durante il corso di Scarabeus, tenuto a inizio d'anno all'ITC Vespucci
HOTEL EUROPA
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A LIVORNO 5-8 NOVEMBRE 2009
E-mail, navigazione e videochat
Gli over 50 a scuola di internet
La scuola gratuita di informatica quest'anno festeggia i dieci anni di apertura con tremila iscritti e tre nuove sedi di BENEDETTA PERILLI
da Repubblica.it
La scuola gratuita di informatica quest'anno festeggia i dieci anni di apertura con tremila iscritti e tre nuove sedi di BENEDETTA PERILLI
da Repubblica.it
ROMA - "Da quando abbiamo attivato il corso di Facebook c'è stato un boom. I nostri iscritti vanno matti per il social network e la lezione serale delle 18 è sempre piena". A parlare è Luisa Toeschi, direttore di Internet Saloon, la scuola gratuita di informatica dedicata a un pubblico over 50 che quest'anno festeggia i dieci anni di apertura a Milano con l'inaugurazione di tre nuove sedi, Napoli, Bari e Ancona, che vanno ad affiancarsi a quelle già esistenti di Sondrio, Pavia e Catania. Un esercito di oltre 3mila iscritti tutti sopra i 50 anni che quest'anno apprenderanno da un team selezionato di studenti universitari - preferibilmente non futuri ingegneri ma agronomi, filosofi, commercialisti con abilità tecnologiche che vengono preparati attraverso un corso di formazione - i segreti dell'informatica e del mondo di internet. Grazie alla partecipazione progettuale ed economica di quattro partner, Gruppo credito valtellinese, HP, Microsoft e Telecom Italia, i corsi, che vengono gestiti dall'AIM Associazione interessi metropolitani, hanno una formula comune.
Chi, ad esempio, non ha mai utilizzato un computer e vuole imparare ad inviare mail, navigare in rete o chattare in webcam con figli e nipoti dall'altro capo del mondo, viene iscritto al corso internet base: in un giorno, ovvero un'unica lezione della durata di sei ore, la navigazione diventa già una realtà. Ma, a seconda delle sedi, ci sono anche altri corsi, come quello di Word, di fotografia digitale, di antivirus e sicurezza in rete, di eBay e di musica digitale. Tutti gli Internet Saloon, ospitati in zone centrali e in palazzi di prestigio come quello delle Stelline a Milano, dispongono di una stessa struttura doppia. Da un lato un'aula didattica dedicata ai corsi, con postazioni multimediali e maxi schermo, dall'altro una palestra informatica dove, chi ha già concluso il corso, può tornare a fare esercizio e praticare le conoscenze acquisite. Ma non solo. Il progetto non si limita all'insegnamento. Quello degli Internet Saloon è un esperimento sociale che mette a contatto una generazione over 50, con picchi che arrivano fino ai 90 anni, con un mondo popolato da giovani studenti, che fa uscire gli anziani dalle loro case per incontrare persone che come loro spesso devono far fronte alla solitudine e alla depressione. Nascono nuove amicizie, nuove coppie e si aprono le porte di un mondo nuovo.
Ma chi sono questi silver surfer coraggiosi che navigano con destrezza e socializzano volentieri? A ritrarre i circa 35mila studenti che dal 2000 sono passati negli Internet Saloon è Luisa Toeschi. "A Milano abbiamo un 50% di uomini e un 50% di donne iscritte, sono quasi tutti ex lavoratori, dagli avvocati agli insegnanti, con un'età media intorno ai 70 anni. A Pavia invece, e qui si vede la differenza tra città e provincia, sono le donne, soprattutto casalinghe, a seguire le lezioni con un'età media tra i 55 e i 65 anni. A Catania gli studenti sono quasi tutti professionisti in pensione. Sondrio poi è stata una sorpresa: in sei anni di attività abbiamo avuto tra i nostri studenti il 20% della popolazione". Tra tutti ci sono poi gli iscritti che hanno lasciato un ricordo più spiccato. Come la più anziana, una signora veneziana di 95 anni che a fine lezione era felice, ma anche un po' stanca. O come un agricoltore intervenuto a Pavia in occasione dell'inaugurazione del nuovo anno accademico, stivali infangati, camicia a quadrettoni e mani così grandi da riuscire a digitare con fatica. Ma c'è stato anche il miglior allievo, un signore milanese di 93 anni, che Microsoft ha premiato con un computer fiammante finito nelle mani del nipote perché troppo moderno per lui.
Ogni anno poi, a fine corso, le sedi organizzano una festa e oltre alla consegna dell'attestato, si mangia, si beve e si indossano i cappellini da diplomati. A Natale poi c'è il concorso di poesia e racconti e si mangia il panettone. A Milano si organizzano anche camminate in montagna, visite a mostre e partecipazioni a conferenze di tecnologia, amatissime dagli studenti. Un mondo tutto da scoprire che gli organizzatori vorrebbero portare presto in tutta Italia. "Nell'ultimo anno gli over 65 che usano internet sono aumentati del 15% - spiega Umberto Paolucci, vice presidente di Microsoft Corporation - e la sfida è destinata a diventare più facile se è la tecnologia ad andare incontro alle persone. L'informatica è un vero elisir di lunga vita che permette l'accesso al mondo". E lo confermano i dati emersi dall'analisi della navigazione dei silver surfer italiani: tra i siti più visitati ci sono quelli di home banking, aperti fino a tre volte in una stessa giornata. Insomma una visitina in banca ogni tanto la faranno pure, ma la comodità di controllare il proprio conto da casa sembra piacere molto ai navigatori d'argento. Vanno forte anche i blog, molti studenti ne aprono uno per rimanere in contatto con gli altri iscritti al corso, i siti di viaggi ma soprattutto Facebook. Anche per i silver surfer è il social network il re della rete.
(1 ottobre 2009)
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martedì 24 marzo 2009
eLibraries - Verso il meeting di Amalfi
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venerdì 20 marzo 2009
Come gestire il proprio blog
Aprire e aggiornare i contenuti del proprio blog è facile, ma per chi è completamente all'oscuro, alcuni passi possono rivelarsi non consueti. Vediamoli.
mercoledì 25 febbraio 2009
Club Lettura - Irène Némirovsky, "Suite Francese"
Mentre si vanno affinando le armi per affrontare
"Il Maestro e Margherita"
anche nel wiki
http://scarabeus.wetpaint. com
proseguono le letture da parte dei vari componenti del gruppo. E' ora la volta della "Suite Francese"
"Il Maestro e Margherita"
anche nel wiki
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proseguono le letture da parte dei vari componenti del gruppo. E' ora la volta della "Suite Francese"
Irène Némirovsky non ha fatto in tempo a terminare “Suite Francese”. I movimenti della sua “sinfonia” dovevano essere cinque, ma ne ha potuti scrivere solo due: la deportazione ad Auschwitz prima, la morte subito dopo, hanno interrotto il suo lavoro. Mi sembrerebbe impreciso comunque definire “Suite Francese” un romanzo sull’occupazione tedesca di Parigi. La guerra in corso (il romanzo è stato scritto tra il 1941 e il 1942) mette alla prova, come solo la guerra può fare, un'umanità rappresentata da personaggi sapientemente scelti e delineati.
Mi chiedo a che grado di lucidità sarebbe arrivata l’autrice se avesse potuto continuare a scrivere. Sembra impossibile che questo romanzo sia stato scritto vivendo in prima persona e in quello stesso momento gli avvenimenti tragici che costituiscono lo scenario dei protagonisti. “Temporale di giugno” è lo sconquasso del mondo del tempo di pace per borghesi, nobili, proprietari terrieri e contadini, il fragore delle bombe, le stazioni e i treni presi d’assalto, interminabili colonne di auto in fuga, negozi di generi alimentari vuoti, profughi laceri che fuggendo a piedi scoprono in questi movimenti di folla i propri egoismi, le proprie vili ipocrisie. E’ sprezzante Iréne nel tratteggiare i personaggi e le loro vicende.
Mi chiedo a che grado di lucidità sarebbe arrivata l’autrice se avesse potuto continuare a scrivere. Sembra impossibile che questo romanzo sia stato scritto vivendo in prima persona e in quello stesso momento gli avvenimenti tragici che costituiscono lo scenario dei protagonisti. “Temporale di giugno” è lo sconquasso del mondo del tempo di pace per borghesi, nobili, proprietari terrieri e contadini, il fragore delle bombe, le stazioni e i treni presi d’assalto, interminabili colonne di auto in fuga, negozi di generi alimentari vuoti, profughi laceri che fuggendo a piedi scoprono in questi movimenti di folla i propri egoismi, le proprie vili ipocrisie. E’ sprezzante Iréne nel tratteggiare i personaggi e le loro vicende.
Ma le sue descrizioni sono sempre “dall’interno”, non è lei lo scrittore che rifiuta di mischiarsi con la volgarità (il Corte di “Temporale di giugno”): descrivendo quelle ipocrisie, descrive sé stessa, allo stesso modo in cui in altri suoi scritti descrivendo gli ebrei, lei, ebrea, usa le stesse immagini e gli stessi aggettivi resi tristemente noti dalla propaganda nazista. Ma questo sguardo così nitido, che sembra quasi “leggero” eppure è tanto preciso, crudele e indulgente insieme, perché “la guerra è così”, sembra delinearsi sempre più pagina dopo pagina, schiarendo progressivamente la nebbia sui meccanismi delle reazioni umane dei vincitori e dei vinti determinate dall’emergenza, dalla paura e dalla perdita del controllo sulle proprie azioni, sulla propria vita e su quella dei propri familiari. Un processo fluido, musicale certo, che si sublima in "Dolce": è qui che la contrapposizione tra storia collettiva e storia individuale si dispiega in tutta la sua contraddittoria e dolorosa complessità: dall’entrata delle truppe nel paese, in cui attraverso le imposte chiuse, insieme alla paura e al disprezzo filtra l’ammirazione e l’inspiegabile senso di deferenza per le uniformi impeccabili, gli stivali tirati a lucido, le scintille di luce equamente distribuite tra l’oro dei capelli dei tedeschi e il metallo di speroni e fibbie tintinnanti, ai bambini che invano richiamati dalle madri, corrono sulla piazza a sfiorare con le loro mani sporche l’incarnazione ai loro occhi di un’eroica e perfino benevola forza, mentre gli uomini commentano stupiti la correttezza dei modi e la
clemenza degli invasori. Tutto questo è già nel preludio di "Dolce", e si realizza nel giusto ritmo quando gli ufficiali tedeschi si insediano nelle case dei francesi, e prendono a condividere con essi una sempre meno rigida quotidianità. Pensare che queste cose siano state scritte mentre imperversavano le deportazioni, di cui la stessa scrittrice, russa ed ebrea era evidentemente una vittima designata, rende tutto ancora più significativo. Evidentemente designata certo: Irène era nata a Kiev nel 1903, era figlia di un ricco banchiere che in Russia era costantemente in viaggio per affari e di una donna frivola che la odiava e dalla quale non ebbe mai nemmeno una carezza e che finì col tempo per odiare a sua volta (il che, senza voler spingersi a praticare della psicologia spicciola, secondo me spiega molto bene come potesse poi così spietatamente disprezzare sé stessa e la propria razza; e non nel senso che per mancanza d'affetto abbia finito per rifiutare il mondo intero, ma credo che quando puoi odiare le tue stesse origini biologiche allora hai saltato il fosso dei pregiudizi dei legami culturali e di sangue, e allora sei veramente libero, libero di guardare con occhi limpidi chi sei e da dove vieni). La sua famiglia era stata costretta a fuggire dalla Russia durante la Rivoluzione d’Ottobre, e a causa di quella rivoluzione aveva perso la maggior parte dei suoi beni. Ma in quel contesto non aveva più alcuna importanza: a quel punto contava solo la stella gialla e nera che lei e le sue figlie erano costrette a portare cucite sui vestiti. La storia collettiva non è una semplice somma di storie individuali, sono due strade che procedono separate, possono solo scontrarsi con tragiche conseguenze; ma in questo consta appunto l’irrisolvibile dilemma della ragione in guerra. L’invasore tedesco che ha massacrato francesi pochi giorni prima, e oggi entra da padrone, seppure armato della più inattaccabile eleganza dei modi, nella sua stessa casa, nella vita civile è un architetto di giardini alla francese, o un ardente compositore di musica classica, una musica divina e che innalza l’anima all’ascolto, è un uomo colto, sensibile, gentile, un uomo che si innamora. E certo anche Lucile che come moglie di un prigioniero osa innamorarsi del proprio carnefice davanti agli occhi della suocera, è un bel contraddire ciò che vorrebbe essere l’umana coerenza. Allo stesso modo il contadino che ospita il soldato di diciannove anni e ne condivide pasti e serate davanti al camino, non esita ad imbracciare il fucile e a finirlo, sentendo insidiata la propria moglie, la propria libertà di pensiero, il diritto di possedere di che sfamare la propria famiglia. “E’ la guerra”. Mi viene in mente Marguerite Duras, "Il dolore": anche in quel caso si instaura un rapporto più che ambiguo tra la protagonista e l'ufficiale delle SS che la tiene in pugno (sebbene descritto in modo totalmente diverso). Dove salta il senso della vita e della morte, franano anche le barriere di coerenza che fino a un giorno prima avevano puntellato ogni convinzione.
I grandi eventi della storia travolgono le esistenze, determinano i destini, si abbattono come un violento temporale che sembra non voler più finire, spazzano via tutto ciò che incontrano. Poi, così come sono venuti, passano. Louise, quattro figli l’ultimo in fasce, il marito prigioniero, alla fine di “Temporale di giugno” è sola nel suo letto e in preda alla disperazione; sente placarsi il vento, solleva il volto rigato di lacrime e ricomincia a sperare.
Di solito la vita di un individuo è più lunga dei grandi avvenimenti (se non soccombe a causa di essi, come purtroppo è successo proprio alla scrittrice). Così scriveva nei suoi appunti Irène. E forse è perché nessuno può realmente pensare all’assenza del proprio futuro, nemmeno lei che sentiva la tragedia imminente, visto che nel 1941-42 descriveva al passato remoto un inverno che era appena trascorso, quello tra il 1940 e il 1941, e quindi scriveva proprio per noi che avremmo letto oggi, con il coraggio che riescono ad avere soltanto certi grandi scrittori e artisti, quello di spingere il proprio sguardo e la propria immaginazione molto oltre la loro piccola vita, e di saper vedere il futuro, guardandolo con lo stesso sguardo limpido che permette loro di vedere il presente. Scriveva: chissà se un giorno tutto questo lo racconterò. Non solo lo ha fatto (anche se non completamente, non quanto aveva in mente). Ma ha fatto pervenire fino qui, tramite le sue due figlie, la storia della sua vita e di questo manoscritto, che forse insieme alle lettere pubblicate in appendice, meritava da sola un libro
I grandi eventi della storia travolgono le esistenze, determinano i destini, si abbattono come un violento temporale che sembra non voler più finire, spazzano via tutto ciò che incontrano. Poi, così come sono venuti, passano. Louise, quattro figli l’ultimo in fasce, il marito prigioniero, alla fine di “Temporale di giugno” è sola nel suo letto e in preda alla disperazione; sente placarsi il vento, solleva il volto rigato di lacrime e ricomincia a sperare.
Di solito la vita di un individuo è più lunga dei grandi avvenimenti (se non soccombe a causa di essi, come purtroppo è successo proprio alla scrittrice). Così scriveva nei suoi appunti Irène. E forse è perché nessuno può realmente pensare all’assenza del proprio futuro, nemmeno lei che sentiva la tragedia imminente, visto che nel 1941-42 descriveva al passato remoto un inverno che era appena trascorso, quello tra il 1940 e il 1941, e quindi scriveva proprio per noi che avremmo letto oggi, con il coraggio che riescono ad avere soltanto certi grandi scrittori e artisti, quello di spingere il proprio sguardo e la propria immaginazione molto oltre la loro piccola vita, e di saper vedere il futuro, guardandolo con lo stesso sguardo limpido che permette loro di vedere il presente. Scriveva: chissà se un giorno tutto questo lo racconterò. Non solo lo ha fatto (anche se non completamente, non quanto aveva in mente). Ma ha fatto pervenire fino qui, tramite le sue due figlie, la storia della sua vita e di questo manoscritto, che forse insieme alle lettere pubblicate in appendice, meritava da sola un libro
Romanzo concepito come una grande sinfonia musicale in cinque parti, delle quali soltanto due videro la luce a causa della tragica deportazione dell’Autrice, “Suite Francese” vuole ritrarre la Francia e i francesi al tempo della guerra, vuole narrare soprattutto le storie della gente, le reazioni e il modo in cui le situazioni d’emergenza svelano la vera natura degli individui.
“Mio Dio, cosa mi combina questo paese? Dal momento che mi respinge, osserviamolo freddamente, guardiamolo mentre perde l’onore e la vita” (Appunti di I.Némirovsky sullo stato della Francia e sul suo progetto Suite Française tratti dal suo diario e riportati nell’appendice dell’edizione Adelphi).
Accordi solenni aprono il primo romanzo “Temporale di giugno”, subito dopo l’alternarsi di numerosi personaggi dà vita a tanti temi diversi, che si sviluppano e talvolta proseguono nel secondo romanzo, “Dolce”, una melodia più pacata e lieve, giocata su sfumature e sottili assonanze.
In “Temporale di giugno” siamo a Parigi alla vigilia dell’occupazione tedesca, la paura e la preoccupazione dilagano e le strade si riempiono di sfollati, carichi di masserizie in cerca di luoghi più sicuri.
Némirovsky ci presenta così molti personaggi, descrivendoli con efficacia, profondità e attenzione, la narrazione è qui di ampio respiro, articolata, l’idea è di realizzare un ampio affresco sociale, per certi versi ispirandosi a “Guerra e pace” di Tolstoj, ma evitando le lunghe riflessioni sulla storia dello scrittore russo e lasciando parlare gli eventi. Il proposito dell’autrice è di lavorare per contrapposizioni, ad esempio non descrivere la miseria, ma metterla a confronto con la ricchezza, “una parola per la miseria, dieci per l’egoismo, la vigliaccheria, la connivenza, il delitto” (Appunti di I.Némirovski….cit.)
La galleria dei personaggi è ampia e varia. Abbiamo la famiglia Pèricand, composta dai genitori, cinque figli e un nonno, bempensanti, ricchi borghesi cattolici. Soprattutto la madre è perbenista, di mentalità ottusa e fermamente convinta di una sua superiorità derivatale dal censo e dalle ripetute maternità, per le quali ha rischiato la vita.
Ai ceti meno abbienti ella dedica una comprensione e una carità di facciata – si tratta più che altro di autogratificazioni – che vengono meno nel momento in cui diventa faticosa o scomoda.
“La carità cristiana, la mitezza di secoli di civiltà le cadevano di dosso come vani orpelli rivelando un’anima arida e nuda. Lei e i suoi figli erano soli in un mondo ostile. Doveva nutrire e proteggere i suoi piccoli. Il resto non contava più”. (p.58)
Gesto emblematico della signora Pèricand: per dimostrare a se stessa quanto tenesse alla cura della servitù, aveva voluto curare personalmente la tonsillite di una sua cameriera, facendole praticare dei gargarismi…la sera dopo il teatro, cioè svegliando la poveretta, dopo una giornata di lavoro, nel cuore della notte.
Procedendo a capitoli alterni Nèmirovsky ci presenta molte figure umane: Gabriel Corte, esteta, scrittore staccato dal mondo, interessato solo ai suoi oggetti piacevoli e alla sua amante, oggetto tra gli oggetti; Charles Langelet, un individuo solitario, amante del bello, abitudinario e morbosamente legato ai suoi pezzi artistici, tanto da anteporli alle vite umane. Le vicende della guerra riveleranno la sua natura squallida ed egoista.
Positivi invece sono i coniugi Michaud, due modesti impiegati di banca, il cui unico figlio, Jean-Marie, si trova al fronte. Si tratta di buona gente, onesta, capace ancora di gesti di solidarietà.
Accomuna tutti i personaggi la fuga da Parigi, nella quale ciascuno porta via quel che per lui è più prezioso. La situazione estrema rivela la vera natura di ciascuno, nel generale disorientamento viene messo alla prova il carattere e un quadro corale si delinea.
“Gli eventi gravi, fasti o nefasti che siano, non cambiano la natura di un uomo ma permettono di definirla meglio, così come un colpo di vento, spazzando all’improvviso le foglie morte, rivela la forma di un albero; mettono in luce quello che era rimasto in ombra; danno allo spirito l’inclinazione che da lì in avanti lo caratterizzerà”. (p.176)
È una nazione spaventata, rassegnata, spesso vile quella che si delinea ed è una società benestante, molto legata al denaro, quella che Némirovsky – come già aveva fatto in opere precedenti – descrive e critica. Costumi, interessi, meschinità, ipocrisia vengono alla luce sotto lo sguardo implacabile dell’Autrice, qui più incisiva e determinata che mai.
Non mancano i suoi interessi alla fisiognomica, che qui si rivolgono non più agli ebrei, ma ai ragazzi di un istituto per giovani deviati, ebbene, questi ragazzi rivelano tratti semianimaleschi, fronte bassa, orecchie a sventola, sguardo ottuso, scarsa intelligenza, indolenza. È come se nel volto fosse già scritto il loro futuro di delinquenti.
Da una società del genere non ci si può aspettare una volontà di resistenza al nazismo, negli appunti Némirovsky osservava:
“Da qualche anno tutto quello che si fa in Francia nell’ambito di una certa classe sociale ha un solo movente: la paura. È stata la paura a provocare la guerra, la sconfitta e la pace attuale. Il francese di questa casta non odia nessuno; non nutre gelosia né ambizione delusa, né un vero desiderio di vendetta. Ha una fifa blu.”
In “Dolce” siamo in un paesino della Francia appena occupata dai tedeschi, che sono odiati, ma temuti. L’attenzione della Némirovsky si focalizza sul rapporto tra un giovane soldato e una donna del villaggio, Lucile, creatura presa in un’esistenza grigia e opprimente. Suo marito Gaston Angellier è prigioniero in Germania e lei vive con l’ostile e gretta suocera in una grande casa. Il matrimonio, combinato per interesse, non è felice e neppure rischiarato dalla nascita di figli, Lucile è dunque una donna sola, riservata, bella e malinconica. L’obbligo imposto dagli occupanti di ospitare in casa un ufficiale tedesco le offre l’occasione per conoscere un uomo fine, amante come lei della musica e della lettura, avversato invece dall’avara suocera, troppo legataai soli interessi
materiali. Il loro breve rapporto sarà però tutto empatico, fatto di sensazioni molto sottili, “è il dono dell’anima che precede quello del corpo” e che resterà spirituale.
Due infelicità s’incontrano, si sfiorano e ripartono incontro al loro destino, ma per un attimo hanno rivendicato la libertà d’amare, di vivere nonostante la guerra, le bombe, la morte e i pregiudizi. Aspirazione che s’immagina propria dell’Autrice stessa, sottratta invece ai suoi affetti e alla vita dalla furia nazista.
Il romanzo è giocato sulla dolcezza di quest’affetto, con interessante approfondimento del personaggio di Lucile;,sulla considerazione che anche gli occupanti sono esseri umani, sull’osservazione – come nel precedente lavoro – del comportamento delle varie classi sociali di fronte alla guerra e ai problemi del razionamento alimentare.
Si occulta il cibo sia per non farlo sequestrare dai tedeschi, sia per non far capire ai vicini che lo si possiede. Il popolo ruba nei possedimenti dei borghesi e degli aristocratici che, dal canto loro, considerano un diritto acquisito l’avere di più per potersi permettere piaceri e lussi preclusi ai poveri. Chi ha crede che i sacrifici debbano farli sempre gli altri ed esempi emblematici sono la vecchia Angellier, borghese, e la viscontessa di Montmort, moglie del sindaco, donna giovane, ma brutta e sessualmente frustrata, molto dedita alla beneficenza e alla religione, pratiche cui si dedica con aria di degnazione e superiorità. Verso le popolane ha atteggiamenti di condiscendenza, convinta che siano state “punite dalla sorte” per qualche motivo. Ipocritamente benevola, cela un profondo disprezzo verso l’umanità, che considera brutta e volgare.
Molto più pratica e materialista, la Angellier non nasconde la sua avarizia, esaspera i suoi mezzadri e considera il cibo dei contadini come sottratto a quel che sarebbe spettato a lei. Entrambe sono odiatissime.
Tra gente con questo tipo di mentalità inizia a insinuarsi il germe collaborazionismo, che Némirovsky avrebbe voluto sviluppare in un romanzo successivo.
Così osserva la viscontessa: “ … non che detestasse i tedeschi più degli altri stranieri (li inglobava tutti in uno stesso sentimento di avversione, di diffidenza e di disprezzo), ma vi era nel patriottismo e nella germanofobia, come del resto nell’antisemitismo e, più tardi, nella devozione al maresciallo Pétain, qualcosa di teatrale che la eccitava”. (p.250)
E ancora dice un giovane francese: “Noi dimentichiamo tutto molto in fretta, è la nostra debolezza e insieme la nostra forza! Dopo il 1918 abbiamo dimenticato subito di avere vinto, ed è stata la nostra rovina; adesso ci dimenticheremo di essere stati sconfitti, e sarà forse la nostra salvezza!” (p.320)
Se avesse potuto continuare Némirovsky ci avrebbe offerto un quadro completo e non avrebbe risparmiato critiche ai suoi concittadini.
Una nota particolare merita la vicenda del manoscritto di “Suite Francese”. Custodito in una valigia che le figlie della Némirovsky, ormai orfane, portavano sempre con sé nei vari rifugi in cui erano ospitate. Rimase chiuso per anni, perché troppo doloroso da leggersi, soprattutto per la figlia maggiore che ricordava sua madre (l’altra sorella aveva solo cinque anni all’epoca dei fatti).
Dopo molto tempo le due sorelle decisero di salvare l’ultima opera della scrittrice affidandola all’Institut Mèmoire de l’Édition Contemporaine, ma prima la figlia maggiore volle dattilografare il manoscritto. In seguito il testo fu anche trascritto a computer e solo più tardi fu pubblicato.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Irene Némirovsky, (Kiev 1903-Auschwitz 1942) scrittrice ucraina in lingua francese. Figlia di un ricco ebreo russo di origini francesi, ex commerciante di granaglie e divenuto uno dei più potenti banchieri di tutte le Russie, si appassiona alla letteratura – soprattutto francese – in giovanissima età. Impara il francese dalla sua governante, ma parla anche il polacco, il russo, l’inglese, il basco, il finlandese e capisce lo yiddish.
Nel 1917 a causa della rivoluzione la Némirovsky lascia in fretta San Pietroburgo con la famiglia per rifugiarsi in Francia, dove si sistema definitivamente. Il suo primo romanzo “David Golder” (1929), pubblicato da Grasset, riscuote grande successo. Nel 1926 sposa Michel Epstein, giovane ingegnere, dal quale avrà due figlie. Negli anni successivi a causa dell’antisemitismo si converte al cristianesimo e fa battezzare le figlie, nella speranza di salvarsi dalla furia nazista. Arrestata, morirà ad Auschwitz, il marito avrà la stessa sorte poco tempo dopo.
Opere: “Il ballo” (1930); “Come le mosche d’autunno”(1931); “L’Affaire Courilof” (1933); “Le vin de solitude” (1935); “Suite francese “ (postumo nel 2004, pubblicato dopo il ritrovamento del manoscritto).
Irene Némirovsky, Suite Francese, Milano, Adelphi 2005. Titolo originale “Suite Française”. A cura di Denise Epstein e Olivier Rubinstein. Postfazione di Myriam Anissimov. Traduzione di Laura Frausin Guarino.
L’edizione contiene in appendice gli Appunti di I.Nèmirovsky sullo stato della Francia e sul suo progetto Suite Française tratti dal suo diario e le angosciose lettere 1936-45.
venerdì 13 febbraio 2009
Video da Druskininkai (4-8 feb 2009)
Alcuni momenti del meeting di Druskininkai, Lituania, cui hanno partecipato i partner della Polonia, Spagna, Turchia, Lituania, Germania, Romania e Italia.
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Ubicazione:
Druskininkai, Lituania
giovedì 12 febbraio 2009
Dalla Lituania...
...e dopo le bellissime foto di Roberto, qualche foto presa con il cellulare e montata in OneTrueMedia....
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lunedì 2 febbraio 2009
Ipotesi di laboratori pc per anziani
Una ipotesi di laboratorio di informatica per persone adulte, prossime alla terza età, con l'obiettivo di usare le tecnologie soprattutto a scopo comunicativo.
Programme for an ICT Laboratory
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Persone anziane, tecnologie nuove: che rapporto?
- A che punto siamo nel rapporto tra persone di una certa età e nuove tecnologie? Possono esse essere utilizzatrici consapevoli dei nuovi strumenti? E anche in Italia, dove arranchiamo già nel settore della pubblica amministrazione, è possibile stabilire un rapporto vantaggioso, anche per le persone svantaggiate?
Alcuni spunti in queste slides...
Elderly People and ICT
mercoledì 14 gennaio 2009
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