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sabato 23 ottobre 2010

Donne e Lavoro, dal meeting di Craiova

Craiova, 16 - 18 ottobre 2010


Partners:
  • Centre Tecnològic Forestal de Catalunya – Solsona – Cataluna, Spania – coordinator
  • Associazione Culturale no-profit SCARABEUS, Italia
  • Centro de Assitĕncia Social à Terceira Idade e Infância de Sanguêdo, Portugalia
  • Club for Unesco of the Department of Piraeus and Islands, Grecia
  • Asociaţia Colegiului Naţional “Nicolae Titulescu” Craiova, România
dal sito del Progetto: http://conciliationforequality.wordpress.com/

Luciana con altri partner di progetto

Una assorta sessione di lavoro



La nostra delegazione in un momento di pausa dei lavori


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martedì 17 novembre 2009

martedì 10 novembre 2009

lunedì 6 aprile 2009

Club Lettura - Piccoli suicidi tra amici

Le prime pagine, tratte dal sito Iperborea


ARTO PAASILINNA - Piccoli suicidi tra amici
Hurmaava joukkoitsemrha
1990 - Traduzione dal finlandese di Maria Antonietta Iannella e Nicola Rainò
Postfazione di Diego Marani
I edizione: Maggio 2006
pp. 264 - Euro 14,00 - ISBN 88-7091-139-X

Le prime pagine, tratte dal sito

Il più formidabile nemico dei finlandesi è la malinconia,
l’introversione, una sconfinata apatia. Un senso di gra-
vezza aleggia su questo popolo sfortunato, tenendolo
da migliaia di anni sotto il suo giogo, tingendone lo spi-
rito di cupa seriosità. Il peso dell’afflizione è tale da
indurre parecchi finlandesi a vedere nella morte l’unico
sollievo. La malinconia è un avversario più spietato del-
l’Unione Sovietica.
Ma i finlandesi sono al tempo stesso un popolo com-
battivo. Non cedono mai. Si ribellano a ogni occasione
contro il tiranno.
San Giovanni, la festa della luce e della spensieratez-
za nel solstizio d’estate, rappresenta per i finlandesi l’oc-
casione di una lotta titanica in cui tentare, unendo le
forze, di sconfiggere la malinconia che li rode. Il paese
intero si mobilita fin dalla vigilia: non solo gli uomini
arruolabili, ma anche donne, bambini e vecchi accorro-
no al fronte. Per respingere le tenebre, immensi falò pa-
gani vengono accesi sulle rive delle migliaia di laghi del
paese. E in cima ai pennoni si issano vessilli di guerra
bianco-azzurri. Cinque milioni di guerrieri, prima della
tenzone, si rimpinzano di grasse salsicce e costolette di
maiale ai ferri. Tracannano senza scrupoli per farsi co-
raggio e, al suono della fisarmonica, le truppe marciano
all’assalto della depressione, arrivando a sopraffarla nel
corso della notte dopo una lotta senza quartiere.
Nel trambusto dei corpo a corpo i due sessi finisco-
no per incontrarsi, le donne per restare incinte. Intrepi-
di che sfrecciano sulle acque su gommoni da sbarco
vanno ad annegare nei laghi e nel mare. Si contano a
decine di migliaia i caduti tra i cespugli e in mezzo alle
ortiche, per non dire degli atti di valore e di eroico sa-
crificio. Gioia e benessere trionfano, la malinconia è re-
spinta, e la nazione, sbaragliato il cupo oppressore, può
godersi almeno una notte all’anno di libertà.
Spuntò l’alba di san Giovanni sulla riva del lago del-
l’Ebbro, nella provincia dell’Häme. Un lieve sentore di
fumo si librava ancora, residuo dei combattimenti not-
turni: il giorno prima, per la vigilia, su tutte le rive era-
no stati accesi i falò. Una rondine sfrecciava col becco
aperto a pelo d’acqua a caccia di insetti. L’aria era cal-
ma e limpida, la gente dormiva. Solo gli uccelli aveva-
no ancora la forza di cantare.
Un uomo se ne stava seduto solo sui gradini davan-
ti al suo villino, una bottiglia di birra piena in mano.
Era il direttore Onni Rellonen, età intorno ai cinquan-
ta, sul viso l’aria più lugubre di tutto il circondario. Lui
non era annoverabile tra i vincitori del combattimento
notturno: era ferito gravemente, ma non c’era ospedale
da campo in grado di apprestare i primi soccorsi al suo
cuore infranto.
Rellonen era un tipo magro, di media statura, le
orecchie piuttosto grandi e un lungo naso arrossato in
punta. Portava una camicia a maniche corte e pantalo-
ni di velluto.
Guardandolo, si poteva intuire che una volta doveva
aver celato in sé una forza esplosiva. Una volta. Era stanco,
abbattuto, segnato dalla vita. Le rughe sul volto e i capelli
diradati sul cranio erano patetiche testimonianze del cedi-
mento di fronte alla crudezza e alla brevità dell’esistenza.
Per decenni il direttore Onni Rellonen aveva sof-
ferto d’acidità di stomaco, e nelle pieghe del suo inte-
stino si era manifestato un principio di catarro. Le arti-
colazioni erano in buono stato, come pure la muscola-
tura, se si eccettua un leggero rilassamento. Il cuore di
Onni Rellonen, invece, era rivestito di grasso e aveva
un battito pesante: ormai per il suo organismo non co-
stituiva più la spinta vitale, ma piuttosto un peso, una
zavorra. C’era di che temere che si fermasse, paraliz-
zando il corpo e privando il suo proprietario delle linfe
vitali, fino a consegnarlo alla morte. Triste compenso
d’un organo interno spossato a un uomo che sul suo
cuore aveva fatto affidamento fin dal suo concepimen-
to. Lasciate che il cuore faccia una pausa, fosse anche
solo il tempo di cento battiti, tanto per riprendere fia-
to, e tutto è finito. I miliardi di battiti precedenti non
conterebbero più nulla. Così è la morte. Sono migliaia i
finlandesi che ogni anno ne fanno esperienza, e nessu-
no torna a riferire che effetto fa, alla fine.
A primavera Onni Rellonen si era messo a ripitturare i
muri esterni scrostati del suo villino, ma il lavoro era
rimasto a metà. Il barattolo di vernice era lì accanto al
basamento, e il pennello s’era indurito sul coperchio.
Rellonen era un uomo d’affari, cui qualche volta era
pure capitato di sentirsi chiamare direttore. Aveva alle
spalle diversi anni di frenetica attività, di successi iniziali
travolgenti, di scalate nel mondo della piccola industria,
di un certo numero di subalterni, di contabilità, denaro,
attività commerciali. Aveva anche fatto l’imprenditore, e
negli anni Sessanta perfino il fabbricante di lamiere. Ma
una congiuntura sfavorevole e una concorrenza feroce
avevano portato la sua società «Grondaie e Lamiere
S.p.A.» al fallimento. Che non era stato l’ultimo. Era poi
anche stato indagato per frode. L’ultima impresa in cui il
direttore Rellonen s’era buttato era stata una lavanderia
automatica, ma neppure quella aveva avuto successo:
non c’era famiglia in Finlandia che non disponesse di
una lavatrice, e chi non ce l’aveva erano quelli che dei
panni non lavati non facevano un dramma. I grandi
alberghi e le compagnie dei traghetti non si curavano di
fornirgli lavoro, che invece veniva assorbito dalle grosse
ditte, passandogli sistematicamente sotto il naso. Gli
accordi per questi ordini venivano combinati in incontri
riservati. Era stato a primavera il fallimento più recente,
dopo di che Onni Rellonen aveva sofferto di una pro-
fonda depressione.
Aveva figli già grandi, e un matrimonio a rotoli. Se
mai si lasciava andare a fare progetti per l’avvenire ed
esponeva i propositi alla moglie, nemmeno da lei rice-
veva più alcun sostegno.
“Mah!” era il commento con cui la donna lo ragge-
lava: né ripulsa né incoraggiamento, niente di niente.
Tutto appariva privo di speranza, la vita in generale, ma
soprattutto gli affari.
Fin dall’inverno il direttore Onni Rellonen aveva
covato propositi di suicidio: e non era la prima volta.
La sua voglia di vivere s’era già esaurita da tempo, e la
depressione aveva a sua volta convertito la sua sana ag-
gressività in pensieri autodistruttivi. Quanto a lui, avreb-
be già messo fine ai suoi giorni la primavera prece-
dente, all’epoca del fallimento della lavanderia, ma in
qualche modo gliene era mancata la forza.
Adesso era san Giovanni. La moglie era rimasta in
città, dicendo che non voleva rovinarsi la festa in cam-
pagna con un marito deprimente. Una sera della vigilia
in solitudine, senza falò, senza compagnia, senza futu-
ro. Niente di meglio per far felice un povero cristo.
Onni Rellonen posò la bottiglia di birra sullo scalino
e rientrò in casa. Rovistò nei cassetti del comò in camera
da letto, tirò fuori la pistola, la caricò e la fece scivolare
nella tasca dei pantaloni.
“Si vedrà”, pensò con amarezza, ma determinato.
Dopo tanto tempo aveva l’impressione di decider-
si a fare qualcosa, di metterci un po’ di slancio. Era o-
ra di dire basta a quel vivacchiare privo di senso. Un
bel punto finale a tutta l’esistenza, un punto esclamati-
vo col botto!
Il direttore Onni Rellonen si inoltrò per la ridente
campagna dell’Häme. Accompagnato dal canto degli
uccelli seguì il lungo sentiero di ghiaia, sorpassò la
casetta del vicino, poi in mezzo ai campi coltivati, oltre
un capannone per la trebbia, una stalla e una fattoria.
Dietro un boschetto si estendeva un prato, e a Rello-
nen venne in mente che sul limitare del boschetto si
trovava un vecchio fienile decrepito. Era lì che poteva
tirarsi un colpo, un posto tranquillo e un ambiente
adatto per mettere fine ai suoi giorni.
Sarebbe stato forse giusto lasciare una lettera d’ad-
dio sul tavolo di casa. Per scrivere cosa? Addio, cari
figlioli, cercate di cavarvela, papà ha preso la sua deci-
sione...? Moglie, non volermene?
Rellonen s’immaginò la reazione della donna alla
lettura di un addio del genere. Probabilmente avrebbe
commentato: “Mah!”
Dal prato saliva prepotente il profumo del secondo
fieno, mietuto il giorno prima. I contadini lavoravano
anche la vigilia di san Giovanni, le mucche non posso-
no aspettare. I calabroni ronzavano, le rondini garriva-
no sul tetto del vecchio fienile. Dal lago giungeva lo
strepitio dei gabbiani. Con il cuore raggelato, Onni Rel-
lonen avanzava verso la vecchia costruzione di legno
ingrigita, che ormai non serviva più a niente se non a
togliersi la vita. Se la trovò davanti fin troppo presto. I
suoi ultimi istanti cominciavano ad annunciarsi più
brevi di quanto non avesse immaginato.
Non se la sentì di varcare subito la porta a due bat-
tenti del fienile, spalancata davanti a lui come la gola
nera dell’inferno. Cercando senza rendersene conto la
maniera di prolungarsi la vita, decise di fare un giro
intorno alla costruzione, come un animale ferito in cer-
ca dell’ultima dimora. Attraverso una fessura delle assi
marce lanciò un’occhiata nel fienile, ed ebbe un fremi-
to. La decisione comunque era presa: non restava che
fare il giro del capannone, lanciarsi tra le braccia della
morte, premere il grilletto. Una pressione minima, un’ul-
tima transazione, ed ecco che il saldo era in pareggio,
l’ultimissimo saldo della vita e della morte. Fu scosso
da un brivido.
Ma nel fienile c’era qualcuno! Sbirciando tra le assi
intravide qualcosa di grigio, sentì ansimare. Una renna?
Un uomo? Il cuore affaticato di Rellonen trasalì di gioia.
Come ammazzarsi in un fienile davanti a un animale o,
meglio ancora, un altro essere umano? Non si può, non
è elegante.
All’interno c’era proprio un uomo, un tipo alto con
l’uniforme grigia dell’esercito. Si era inerpicato su una
catasta di pali, intento a legare una corda di nylon az-
zurra a una trave del tetto. Ben presto la fune fu salda-
mente fissata.
L’uomo stava in piedi, di profilo rispetto all’aspiran-
te suicida che lo spiava. Onni riconobbe che si trattava
d’un ufficiale dalle cuciture dei pantaloni con la pista-
gna gialla. La giubba era aperta e sulla mostrina del
bavero riconobbe tre rosette. Un colonnello.
Il direttore Rellonen sulle prime non capì che cosa
ci facesse il colonnello in quel fienile la mattina di san
Giovanni. Per quale motivo s’era messo a legare una
corda di nylon a una trave? Ma non ci mise molto a
comprenderne le ragioni. Il colonnello cominciò a fare
un cappio a un capo della corda; ma questa era scivo-
losa, come sempre le corde di nylon, e fare il nodo
risultava complicato. Il colonnello emise un ringhio
soffocato, forse una bestemmia. Le gambe sulla catasta
di pali tremavano, lo si vedeva dalla vibrazione dei
pantaloni. Alla fine riuscì a fare una specie di cappio e
se lo infilò al collo. Aveva il capo scoperto, e un milita-
re che va in giro senza il berretto non è mai un buon
segno. Ma questo era sul punto di suicidarsi, sant’id-
dio... Com’è piccolo il mondo, pensò Onni Rellonen:
nello stesso fienile si ritrovavano contemporaneamente
due finlandesi, e con la stessa crudele motivazione.
Il direttore Onni Rellonen si precipitò alla porta e
urlò all’ufficiale:
“Fermatevi, buon uomo, signor colonnello!”
L’uomo si spaventò a morte. Perse l’equilibrio, il
cappio si serrò al collo, e lui si dibatté per un attimo
appeso alla fune. Avrebbe di sicuro finito per strango-
larsi se Onni Rellonen non fosse accorso in suo aiuto.
Raccolse il colonnello tra le braccia, allentò il nodo, poi
gli batté la mano su una spalla per rassicurarlo. Il volto
dell’ufficiale era bluastro e bagnato di sudore, la corda
aveva avuto il tempo di dare una stretta violenta. Onni
Rellonen sfilò la corda dal collo del suicida e fece sede-
re lo sventurato sulla soglia del fienile. L’uomo respira-
va a fatica, il collo segnato da un solco rosso. C’era
mancato poco.
Se ne stettero così più o meno un minuto senza
dire nulla. Poi il colonnello si alzò, tese la mano e si
presentò:
“Kemppainen, colonnello Hermanni Kemppainen.”
“Onni Rellonen, piacere.”
L’ufficiale osservò che di piacere non era il caso di par-
lare, date le spiacevoli circostanze. Si augurò che il suo sal-
vatore non facesse parola ad alcuno dell’accaduto.
“Ma si figuri, sono cose che capitano”, promise Rellonen.
“A dire il vero io ero qui per la stessa faccenda”, aggiunse esi-
bendo la pistola. Il colonnello fissò a lungo l’arma carica,
prima di rendersi conto che non era più solo al mondo.


Recensioni nel sito IBS

mercoledì 25 marzo 2009

E... la pizzata finale, senza pc!



Il 31 marzo 2009 si è concluso il corso tenuto presso l'ITC Vespucci di Livorno, Laboratorio 1 e 2
destinato a persone della terza età.

Il corso si è articolato secondo il programma brevemente esposto nelle brochure già pubblicate anche in questo blog.

Alcune sere prima i corsisti hanno deciso di incontrarsi per una pizzata, in allegria.

Alcuni dei corsisti prenderanno parte ai meeting di Smirne, di Ulm, e forse anche di Telsiai.



(foto di Giuliano Falorni)
clic per ingrandire

venerdì 20 marzo 2009

Come gestire il proprio blog




Aprire e aggiornare i contenuti del proprio blog è facile, ma per chi è completamente all'oscuro, alcuni passi possono rivelarsi non consueti. Vediamoli.

mercoledì 18 febbraio 2009

eLibraries - Ad una certa età... si comunica con il pc







Una breve carrellata nell'aula dove si tiene il corso di informatica per persone della terza età, desiderose di comunicare con le nuove tecnologie informatiche.
******************



Sito del progetto: Scarabeus, Livorno

lunedì 2 febbraio 2009

Persone anziane, tecnologie nuove: che rapporto?

  • A che punto siamo nel rapporto tra persone di una certa età  e nuove tecnologie? Possono esse  essere utilizzatrici consapevoli dei  nuovi strumenti? E anche in Italia, dove arranchiamo  già nel settore della pubblica amministrazione, è possibile stabilire un rapporto  vantaggioso, anche per le persone svantaggiate?


Alcuni spunti in queste slides...


Elderly People and  ICT                                                                                                                            
    Publish at Scribd or explore others:            Presentations & Slid                  Grundtvig              Aged         

lunedì 19 gennaio 2009

Come registrarsi e modificare il wiki





Il wiki di Scarabeus, dedicato alla discussione de "Il maestro e Margherita" di Bulgakov, presenta aspetti multimediali, oltre a consentire inserimento e modifica di nuovo testo.
E' possibile leggere i suoi contenuti, ed anche accedere alle modifiche, diventando autori.
Prima però occorre registrarsi, con una semplice procedura: il video mostra come fare, attraverso la creazione di un profilo con un nominativo e una password collegato ad un indirizzo e-mail.

Il video mostra brevemente anche come utilizzare la barra mobile degli strumenti per modificare il testo.

Una volta cliccato su "Save" è possibile saltare (Skip) la scrittura della motivazione relativa e ammirare così la pagina modificata.

Durante la modifica delle pagine, dove presente, la musica avanza automaticamente. Durante la lettura, può essere fermata arrestando il Play.
Brevi brani collegati ai capitoli, possono essere ascoltati premendo il relativo pulsante Play.


lunedì 29 dicembre 2008

Corso computer - qualche foto




Qualche scatto che testimonia l'attività del corso
che si sta svolgendo all'ITC Vespucci di Livorno
per le persone adulte che vogliono comunicare, scrivere, navigare
con il computer.



lunedì 17 novembre 2008

Club Lettura - "Amsterdam" di I. McEwan

Dopo la lettura di Amsterdam



Si è conclusa la lettura del libro di In McEwan, Amsterdam. La discussione si è svolta a casa di Anita, con la sua accogliente ospitalità. Discussione vivace e appassionata, anche con riferimenti al mondo attuale (Italia inclusa!)

Si assicura che nei bicchieri
non c'era traccia di quanto Vernon
e Clive si erano propinati a vicenda!





Ian McEwan,
Amsterdam,
Einaudi, 1998, 170 p.

Due ex amanti di Molly Lane aspettavano davanti alla cappella del cremarono dando le spalle al gelo di febbraio.

Si erano già detti tutto, ma vollero ricominciare da capo.

- Non ha neanche avuto il tempo di capire che cosa le succedeva.

- E quando l'ha capito era troppo tardi.

- Se ne è andata così in fretta.

- Povera Molly.

- Mmm.

Povera Molly. Tutto era cominciato con un formicolio mentre alzava il braccio per fermare un taxi fuori del Dorchester Grill; quella sensazione non l'aveva più abbandonata. Nel giro di qualche settimana già faticava a ricordare i nomi delle cose. Finché si trattò di parlarnento, chimica o propulsore riuscì ancora a perdonarsi, molto meno, quando toccò a letto, specchio e panna. Fu dopo la temporanea scomparsa di acanto e bresaola che decise di rivolgersi a un medico, convinta che l'avrebbe rassicurata. Invece le fu consigliato di sottoporsi a un controllo e, in un certo senso, non ne uscì più. Come aveva fatto presto quella insolente di Molly a trasformarsi nella prigioniera malata di George, marito possessivo e scontroso. Molly, critico gastronomico, fine intellettuale, fotografa, la spregiudicata floricultrice, amata dal ministro degli Fsteri, che alla bell'età di quarantasei anni riusciva ancora a eseguire perfettamente la ruota. La rapidità del suo declino nella follia e nel dolore divenne argomento di pettegolezzo generale: aveva perso il controllo delle funzioni corporali e, insieme, ogni senso dell'umorismo; si era andata spegnendo in una sorta di indeterminatezza illuminata da lampi improvvisi di vana violenza e grida soffocate.

Fu la vista di George che stava uscendo dalla cappella a far sì che gli amanti di Molly indietreggiassero un poco lungo il sentiero di ghiaia ingombro di erbacce. Si dispersero tra le aiuole ovali di rose, in quello che un cartello indicava come Giardino della rimembranza. Non c'era pianta che non fosse stata impietosamente potata a un'altezza di pochi centimetri dal terreno gelato, una pratica che Molly era solita deplorare. Il piccolo prato era lordo di mozziconi di sigaretta schiacciati, perché quello era il punto in cui la gente aspettava il proprio turno nel susseguirsi delle esequie funebri celebrate nella cappella. Passeggiando avanti e indietro, i due vecchi amici ripresero la conversazione già praticata almeno una mezza dozzina di volte e che tuttavia dava loro maggior conforto di un inno religioso.

Clive Linley aveva conosciuto Molly per primo, nel '68, quando entrambi erano studenti; insieme avevano abitato in una caotica, inquieta casa a Hampstead.

- Che fine terribile ha fatto.

Osservò il vapore del proprio fiato levarsi in alto nell'aria grigia. La temperatura registrata al centro di Londra quella mattina era di undici gradi sotto zero. Undici Sotto zero. C'era un male gravissimo al mondo del quale né Dio né la sua assenza potevano essere ritenuti responsabili. La fatale disobbedienza dell'uomo, la Caduta, una frase discendente, un oboe, nove, dieci note. Clive aveva il dono dell'orecchio assoluto e le sentì quelle note che discendevano dal sol. Non c'era bisogno di scriverle.

Proseguì: - Morire cosi, senza nemmeno rendersene conto, come un animale. Ridursi in quello stato umiliante, senza aver modo di esprimere una volontà, o almeno di salutare chi resta. Le è entrata in corpo la morte e poi..

Si strinse nelle spalle. Arrivarono alla fine del prato malridotto, fecero dietro front e ripresero a camminare.

- Si sarebbe uccisa piuttosto di finire così', - disse Vernon Halliday. Aveva vissuto con lei per un anno a Parigi, nel '74, ai tempi del suo primo impiego alla Reuters, mentre Molly lavorava per "Vogue".

- Incapace di intendere e di volere e per di più nelle mani di George, - disse Clive.

Ceorge, l'editore ricco e mesto che l'adorava e che, con grande stupore di tutti, Molly non aveva lasciato pur trattandolo sempre malissimo. Adesso lo osservavano là fuori dalla porta, nell'atto di ricevere le condoglianze da una piccola folla di persone. La morte di lei lo aveva riscattato dalla disistima generale. Sembrava quasi cresciuto di qualche centimetro, teneva la schiena dritta, gli si era abbassata la voce e nei suoi occhi avidi e servili si era accesa una nuova dignità. Dopo essersi rifiutato di ricoverarla in clinica, si era occupato personalmente di lei Ma c'era di più nei primi tempi, quando gli amici chiedevano ancora di andarla a trovare, lui li aveva selezionati con cura. Clive e Vernon li poteva vedere poco perché, secondo George, le loro visite la emozionavano per poi lasciarla depressa Altro uomo chiave a essere rigorosamente razionato fu il ministro degli Esteri. La gente incominciò a mormorare, si lessero alcune velate allusioni al caso su un paio di rubriche mondane. Poi, però, la questione cessò di fare notizia perché era corsa voce che Molly non fosse più in sé; nessuno voleva più andarla a trovare e furono tutti lieti che ci fosse George a impedirlo. Clive e Vernon comunque continuavano a detestarlo con soddisfazione.

Stavano per voltarsi un'altra volta, quando squillò il cellulare nella tasca di Vernon - il quale si scusò, si fece di lato e rallentò il passo. Dovevano esserci almeno duecento persone nella folla nerovestita davanti al crematorio, adesso. Di lì a poco sarebbe sembrato scortese non avvicinarsi per dire qualcosa a George. L'aveva avuta, finalmente, quando lei ormai non riconosceva più la sua faccia allo specchio. Sugli amori passati non c’era più niente da fare, alla fine però Molly era stata soltanto sua.

lunedì 3 novembre 2008

Scarabeus TV

Scarabeus - Prova di WEB TV
con questa applicazione è possibile vedere tutti in fila e automaticamente i video di Scarabeus e chattare anche in contemporanea con gli altri spettatori - se ve ne sono.
Inoltre il player ha anche altre funzioni che piano piano potrebbero rivelarsi interessanti.