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martedì 27 settembre 2011
COFE, altre foto
Dal ristoro del sabato, alle ISOLE DEL TEMPO all'Ipercoop
sabato 24 settembre 2011
Il meeting sul Tirreno online
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Ubicazione:
Livorno LI, Italia
martedì 20 settembre 2011
Verso il Meeting a Livorno
Associazione
Culturale per l’Educazione permanente
Lifelong
learning
Via
Vannucci, 2 – 57127 Livorno
Telefax
+39-0586-813691
e-mail:
scarabeus41@gmail.com Web: http://www.scarabeus.it
COFE
THIRD MEETING
Livorno,
Italy, 23-26 September
Partners:
Centre
Tecnologic Forestal de Catalunya – Solsona - Cataluna,
Spain
Coordinator
Centro
de Assitencia Social à Tereceira Idade e Infancia de
Sanguedo,
Portugal
Club
for Unesco of the Department of Praeus and Islands,
Greece
Asociatia
Colegiului National “Nicolae Titulescu” Craiova, Romania
Associazione
Culturale no-profit Scarabeus, Livorno, Italy
23
September 2011
Arrival
of all participants at hotel Granduca
20,30-21
Dinner at a local pizzeria
24
September
Opening
the third COFE transnational meeting at Istituto Tecnico Industriale
G.Galilei
09:00
– 9,30 Greetings from Dr. Lupi President of Equal Opportunities of
Livorno Province
greetings
from Dr. Giuliana Ficini Headmaster of Istituto Tecnico Industriale
G.
Galilei
Greetings
from Dr. Luciana Russo President of Scarabeus Association
9,30
– 10,30 Presentation of two draft evaluation patterns by two
European countries with
examples
of good practices.
For
Italy Dr. Boischio and Dr. Gradassi will present their draft
evaluation pattern and they will introduce their experimentation “The
islands of the time”
10:30
– 11:00 Coffee break
11:00
– 12:00 Presentation of two draft evaluation patterns by two
European countries with
examples
of good practices.
12:00-12,30
Questions and discussions arisen from the presentation of the draft
evaluation
patterns
12:30
– 13:15 Visit at Istituto Tecnico Industriale G.Galilei
13:30
Lunch offered by Scarabeus Cultural Association
15:00
– 17:00 Ideas and hypothesis about the future of the project
Fixing
the next meeting date in Greece
17:00
– 17,30 End of work
20:00
– 20:30 Dinner in a local restaurant in Livorno
25
September 2011
9:00
Meeting of all the group at Hotel Granduca for a tour of Livorno
13:00
Lunch in a local restaurant in Castellaccio
14:30
– 15:00 Leaving to Pisa for a short tour
20:00
– 20:30 Dinner in a local restaurant in Livorno
26
September 2011
10:00
-12 Visit at Unicoop Tirreno.
an
example of good practice of work and living reconciliation
13:00
Lunch in a local restaurant
Free
afternoon and departure of some partners
End
of the meeting
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Ubicazione:
Livorno LI, Italia
giovedì 3 marzo 2011
Progetto COFE - Intervista Cooperativa 8 Marzo (Livorno)
Proseguendo l'attività per il progetto che ci coinvolge a livello europeo, presentiamo questa intervista di Roberto Mariotti e Luciana Russo a Claudia Perugini, Responsabile del personale della Cooperativa 8 Marzo.
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Ubicazione:
Livorno LI, Italia
martedì 7 dicembre 2010
Martinelli: La conciliazione famiglia e lavoro
da "Il Sole24ore"
La conciliazione famiglia e lavoro: una nuova cultura aziendale
Il tema della responsabilità sociale delle imprese nel nostro mondo globalizzato sta acquistando una crescente importanza. La sostenibilità dell'agire economico viene posta in primo piano. Accanto ai criteri ambientali ed altre questioni sociali, il mantenimento e l'incremento della qualità dei posti dei lavoro ne è un presupposto. Quindi l'orientamento alla famiglia come parte della responsabilità sociale diviene un tema sempre più affrontato dalle aziende.
Le risorse umane sono un elemento strategico per il successo dell'impresa, ma il conflitto tra vita professionale e vita privata spesso si traduce in stress, predisposizione alle malattie e alle assenze, minacciando il benessere delle persone e lo sviluppo dell'impresa. Non sempre le aziende sono consapevoli del fatto che, senza un corretto equilibrio tra le due sfere, difficilmente i dipendenti/collaboratori sono sereni e possono contribuire al successo del business.
In un'impresa family-friendly si viene, dunque, a creare "una situazione win-win", il che significa che tutte le parti in causa ne traggono vantaggio. Dal punto di vista delle organizzazioni, la conciliazione rappresenta non solo una questione etica ma anche un vantaggio economico che supera l'investimento necessario perché permette sia di ottenere effetti positivi sulla qualità del clima organizzativo, sull'attrattività dell'azienda nel mercato del lavoro e sulla produttività degli individui sia di raggiungere concretamente traguardi strategici quali, ad esempio, la riduzione del tasso di assenteismo e del tasso di turn-over e una crescita dei livelli di motivazione nei lavoratori.
Le imprese che investono nelle "teste" dei/delle loro dipendenti vogliono assicurarsi che queste conoscenze rimangano nella loro azienda per molto tempo. Il know-how specifico e l'esperienza di un'equipe ben rodata rappresentano un importante fattore di successo per l'impresa. Del buon personale è troppo prezioso perché lo si possa perdere. Politiche del personale del tipo "family-friendly" fanno sì che i/le dipendenti restano più a lungo fedeli all'azienda e quindi si riduce l'onere derivante dalle nuove assunzioni.
In secondo luogo, adottando misure family-friendly le imprese possono ottenere un aumento della quota di coloro che ritornano al posto di lavoro ed una riduzione della durata del congedo parentale. I sondaggi dimostrano che molte madri (e sempre più padri) desiderano riprendere il lavoro al più presto dopo il periodo di maternità/paternità. L'organizzazione flessibile degli orari di lavoro, il supporto al reinserimento dopo il congedo e lo sviluppo del personale in funzione delle esigenze familiari offrono ai collaboratori delle prospettive per il futuro ed essi si possono reinserire al meglio in base alla loro qualifica. Si riducono i costi causati dall'assunzione di personale supplementare e dalla copertura temporanea del periodo di esonero per motivi familiari.
In terzo luogo, misure finalizzate a conciliare famiglia e lavoro motivano i collaboratori e ne aumentano l'identificazione con l'impresa. Una cultura imprenditoriale orientata alla famiglia promuove un'immagine positiva dell'azienda stessa e questo contribuisce a distinguerla dalla concorrenza, creando un vantaggio competitivo, e ad essere allettante, importante soprattutto per l'acquisizione di potenziali e validi collaboratori.
La conciliazione famiglia e lavoro: una nuova cultura aziendale
Il tema della responsabilità sociale delle imprese nel nostro mondo globalizzato sta acquistando una crescente importanza. La sostenibilità dell'agire economico viene posta in primo piano. Accanto ai criteri ambientali ed altre questioni sociali, il mantenimento e l'incremento della qualità dei posti dei lavoro ne è un presupposto. Quindi l'orientamento alla famiglia come parte della responsabilità sociale diviene un tema sempre più affrontato dalle aziende.
Le risorse umane sono un elemento strategico per il successo dell'impresa, ma il conflitto tra vita professionale e vita privata spesso si traduce in stress, predisposizione alle malattie e alle assenze, minacciando il benessere delle persone e lo sviluppo dell'impresa. Non sempre le aziende sono consapevoli del fatto che, senza un corretto equilibrio tra le due sfere, difficilmente i dipendenti/collaboratori sono sereni e possono contribuire al successo del business.
In un'impresa family-friendly si viene, dunque, a creare "una situazione win-win", il che significa che tutte le parti in causa ne traggono vantaggio. Dal punto di vista delle organizzazioni, la conciliazione rappresenta non solo una questione etica ma anche un vantaggio economico che supera l'investimento necessario perché permette sia di ottenere effetti positivi sulla qualità del clima organizzativo, sull'attrattività dell'azienda nel mercato del lavoro e sulla produttività degli individui sia di raggiungere concretamente traguardi strategici quali, ad esempio, la riduzione del tasso di assenteismo e del tasso di turn-over e una crescita dei livelli di motivazione nei lavoratori.
Le imprese che investono nelle "teste" dei/delle loro dipendenti vogliono assicurarsi che queste conoscenze rimangano nella loro azienda per molto tempo. Il know-how specifico e l'esperienza di un'equipe ben rodata rappresentano un importante fattore di successo per l'impresa. Del buon personale è troppo prezioso perché lo si possa perdere. Politiche del personale del tipo "family-friendly" fanno sì che i/le dipendenti restano più a lungo fedeli all'azienda e quindi si riduce l'onere derivante dalle nuove assunzioni.
In secondo luogo, adottando misure family-friendly le imprese possono ottenere un aumento della quota di coloro che ritornano al posto di lavoro ed una riduzione della durata del congedo parentale. I sondaggi dimostrano che molte madri (e sempre più padri) desiderano riprendere il lavoro al più presto dopo il periodo di maternità/paternità. L'organizzazione flessibile degli orari di lavoro, il supporto al reinserimento dopo il congedo e lo sviluppo del personale in funzione delle esigenze familiari offrono ai collaboratori delle prospettive per il futuro ed essi si possono reinserire al meglio in base alla loro qualifica. Si riducono i costi causati dall'assunzione di personale supplementare e dalla copertura temporanea del periodo di esonero per motivi familiari.
In terzo luogo, misure finalizzate a conciliare famiglia e lavoro motivano i collaboratori e ne aumentano l'identificazione con l'impresa. Una cultura imprenditoriale orientata alla famiglia promuove un'immagine positiva dell'azienda stessa e questo contribuisce a distinguerla dalla concorrenza, creando un vantaggio competitivo, e ad essere allettante, importante soprattutto per l'acquisizione di potenziali e validi collaboratori.
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Ubicazione:
Livorno LI, Italia
sabato 23 ottobre 2010
Donne e Lavoro, dal meeting di Craiova
Craiova, 16 - 18 ottobre 2010
Partners:
Partners:
- Centre Tecnològic Forestal de Catalunya – Solsona – Cataluna, Spania – coordinator
- Associazione Culturale no-profit SCARABEUS, Italia
- Centro de Assitĕncia Social à Terceira Idade e Infância de Sanguêdo, Portugalia
- Club for Unesco of the Department of Piraeus and Islands, Grecia
- Asociaţia Colegiului Naţional “Nicolae Titulescu” Craiova, România
| Luciana con altri partner di progetto |
| Una assorta sessione di lavoro |
| La nostra delegazione in un momento di pausa dei lavori |
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meeting
giovedì 7 ottobre 2010
Ripresa attività locale di Scarabeus
Lettura e discussione del libro
"La morte del prossimo"
di Luigi Zoja
"In qualunque luogo, in qualunque epoca, la distanza è sempre stata un ostacolo all'amore: perché la nostra dovrebbe essere diversa? Si può davvero amare o solo conoscere quel che è lontano? E la sola conoscenza mi eprmette, almeno, di essere giusto? Non c'è ancora niente che lo dimostri."
La società occidentale contemporanea tiene lontana l'immagine della morte, rimuove il pensiero che la vita abbia una fine, crea una popolazione inconsciamente convinta della propria immortalità.
"Tutti dovete morire" recitava Totò, ecco, tutti voi "altri".
Abbiamo parlato di questo raccontandovi altri saggi, ma qui vogliamo sottolineare - prendendo spunto dai temi trattati in questo libretto, piccolo ma denso (oserei dire avvincente) - che di alcune morti siamo più consapevoli di altre perché ne abbiamo testimonianza quotidiana. Le morti sul lavoro, ad esempio, o quelle dei migranti, che vediamo sparire nelle acque del Meediterraneo senza scomporci, senza indignarci, senza soffrire...
"Fino a poco tempo fa l'Italia, paese senza tradizioni immigratorie, accoglieva gli stranieri come visitatori, più che come immigranti. La diversità, non essendo frequente, insegnava qualcosa di nuovo [...] Oggi gli immigranti giungono per mare su imbarcazioni che sono praticamente relitti. Tuttavia, vengono sempre meno percepiti come viaggiatori e sempre più come invasori".
Il prossimo è morto, ma un certo prossimo più di altri: quello vicino ("distanza dal vicino, vicinanza dal lontano").
Le distanze che la globalizzazione ha reso meno evidenti, favoriscono i rapporti tra persone lontanissime e sembrano penalizzare invece quelli che intercorrono fra chi vive nella stessa città, nella stessa via, nella medesima casa. Per non parlare di chi entra in quello che consideriamo il nostro spazio vitale (sul quale i sociologi dibattono da decenni) cercando di trovare una solidarietà che sembra essere sempre meno possibile.
"Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell'uomo. - scrive lo psicoanalista Luigi Zoja - L'uomo cade in una fondamentale solitudine. È un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale - è morto il suo Genitore Celeste - ma anche in senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino. È orfano dovunque volti lo sguardo. Circolarmente, questa è la conseguenza ma anche la causa del rifiutare gli occhi degli altri: in ogni società, guardare i morti causa turbamento."
Complesso in questo senso il rapporto con l'alienazione, un tema di cui, rispetto a tempi precedenti, "si parla meno perché è ovunque. Non è più solo nella struttura produttiva, ma in quella della società, dove nessuno più è prossimo. Se tutti sono distanti, sono distanti da dove? Non esiste più un punto da cui si sono allontanati".
E torniamo alla morte, con cui abbiamo iniziato, leggendo alcune considerazioni di Zoja in merito.
"Da sempre si dice che l'uomo è uomo anche perché ha un rapporto con la morte diverso dagli altri animali. Quando muore il suo simile, l'animale si ferma accanto al corpo solo finché è caldo. L'uomo, a qualunque civiltà appartenga, compie riti e seppellisce il morto. In qualche modo, per lui il morto continua a vivere.
Ma a quest'antica coscienza i tempi ne stanno sovrapponendo una nuova. Eravamo diventati umani accorgendoci che anche i morti sono vivi. Diventiamo post-umani - o qualcosa che è altro dall'umano - quando cominciamo a convincerci che anche i vivi sono morti. I vivi - la maggior parte dei vivi - sembrano aver smesso di vivere da un tempo che, quando ce ne accorgiamo, ci appare immemorabile: che non è, quindi, una conseguenza del nuovo secolo. La maggioranza dei giovani non ha ancora cominciato a vivere. La maggior parte degli altri - non solo gli anziani, anche i quarantenni - pare irrigidirsi in un rigor mortis psichico, che contrasta con l'agitarsi fisico. Non pensano pensieri autonomi. Non si interessano agli uomini che hanno vicino, non per malvagità, ma perché non li capiscono.
In una certa misura, questo avveniva in ogni epoca. Ma era più difficile vederlo riprodotto sui grandi pannelli della vita e restarne ipnotizzati: era quindi più facile continuare a essere società e umanità. Gli obblighi reciproci, la pietà, la compassione, circolavano. Potevano continuare a esistere e, a volte, a esser creduti amore. Da quando il mondo si è fatto laico, e ogni cosa ha perso l'incanto divino ed è diventata misurabile, gli atti ripetitivi degli altri non sono più considerati rito - presenza di un contenitore universale - ma isolata nevrosi, ossessività, rigidità cadaverica. Il prossimo si è trasformato in lontano, uscendo dallo spazio. E il vivo in morto, uscendo dal tempo.
Ma dove nasce questa sensazione ? È sensazione o proiezione? Inerte è l'osservato o chi osserva? Il mondo si rinnova a una velocità senza precedenti e non riconosce se stesso. Lo sguardo sente la distanza ma non sa se è nell'occhio o nel mondo osservato."
Luigi Zoja - La morte del prossimo
128 pag., 10,00 € - Edizioni Einaudi 2009 (Le Vele n.45)
ISBN 978-88-06-20024-4
La società occidentale contemporanea tiene lontana l'immagine della morte, rimuove il pensiero che la vita abbia una fine, crea una popolazione inconsciamente convinta della propria immortalità.
"Tutti dovete morire" recitava Totò, ecco, tutti voi "altri".
Abbiamo parlato di questo raccontandovi altri saggi, ma qui vogliamo sottolineare - prendendo spunto dai temi trattati in questo libretto, piccolo ma denso (oserei dire avvincente) - che di alcune morti siamo più consapevoli di altre perché ne abbiamo testimonianza quotidiana. Le morti sul lavoro, ad esempio, o quelle dei migranti, che vediamo sparire nelle acque del Meediterraneo senza scomporci, senza indignarci, senza soffrire...
"Fino a poco tempo fa l'Italia, paese senza tradizioni immigratorie, accoglieva gli stranieri come visitatori, più che come immigranti. La diversità, non essendo frequente, insegnava qualcosa di nuovo [...] Oggi gli immigranti giungono per mare su imbarcazioni che sono praticamente relitti. Tuttavia, vengono sempre meno percepiti come viaggiatori e sempre più come invasori".
Il prossimo è morto, ma un certo prossimo più di altri: quello vicino ("distanza dal vicino, vicinanza dal lontano").
Le distanze che la globalizzazione ha reso meno evidenti, favoriscono i rapporti tra persone lontanissime e sembrano penalizzare invece quelli che intercorrono fra chi vive nella stessa città, nella stessa via, nella medesima casa. Per non parlare di chi entra in quello che consideriamo il nostro spazio vitale (sul quale i sociologi dibattono da decenni) cercando di trovare una solidarietà che sembra essere sempre meno possibile.
"Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell'uomo. - scrive lo psicoanalista Luigi Zoja - L'uomo cade in una fondamentale solitudine. È un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale - è morto il suo Genitore Celeste - ma anche in senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino. È orfano dovunque volti lo sguardo. Circolarmente, questa è la conseguenza ma anche la causa del rifiutare gli occhi degli altri: in ogni società, guardare i morti causa turbamento."
Complesso in questo senso il rapporto con l'alienazione, un tema di cui, rispetto a tempi precedenti, "si parla meno perché è ovunque. Non è più solo nella struttura produttiva, ma in quella della società, dove nessuno più è prossimo. Se tutti sono distanti, sono distanti da dove? Non esiste più un punto da cui si sono allontanati".
E torniamo alla morte, con cui abbiamo iniziato, leggendo alcune considerazioni di Zoja in merito.
"Da sempre si dice che l'uomo è uomo anche perché ha un rapporto con la morte diverso dagli altri animali. Quando muore il suo simile, l'animale si ferma accanto al corpo solo finché è caldo. L'uomo, a qualunque civiltà appartenga, compie riti e seppellisce il morto. In qualche modo, per lui il morto continua a vivere.
Ma a quest'antica coscienza i tempi ne stanno sovrapponendo una nuova. Eravamo diventati umani accorgendoci che anche i morti sono vivi. Diventiamo post-umani - o qualcosa che è altro dall'umano - quando cominciamo a convincerci che anche i vivi sono morti. I vivi - la maggior parte dei vivi - sembrano aver smesso di vivere da un tempo che, quando ce ne accorgiamo, ci appare immemorabile: che non è, quindi, una conseguenza del nuovo secolo. La maggioranza dei giovani non ha ancora cominciato a vivere. La maggior parte degli altri - non solo gli anziani, anche i quarantenni - pare irrigidirsi in un rigor mortis psichico, che contrasta con l'agitarsi fisico. Non pensano pensieri autonomi. Non si interessano agli uomini che hanno vicino, non per malvagità, ma perché non li capiscono.
In una certa misura, questo avveniva in ogni epoca. Ma era più difficile vederlo riprodotto sui grandi pannelli della vita e restarne ipnotizzati: era quindi più facile continuare a essere società e umanità. Gli obblighi reciproci, la pietà, la compassione, circolavano. Potevano continuare a esistere e, a volte, a esser creduti amore. Da quando il mondo si è fatto laico, e ogni cosa ha perso l'incanto divino ed è diventata misurabile, gli atti ripetitivi degli altri non sono più considerati rito - presenza di un contenitore universale - ma isolata nevrosi, ossessività, rigidità cadaverica. Il prossimo si è trasformato in lontano, uscendo dallo spazio. E il vivo in morto, uscendo dal tempo.
Ma dove nasce questa sensazione ? È sensazione o proiezione? Inerte è l'osservato o chi osserva? Il mondo si rinnova a una velocità senza precedenti e non riconosce se stesso. Lo sguardo sente la distanza ma non sa se è nell'occhio o nel mondo osservato."
Luigi Zoja - La morte del prossimo
128 pag., 10,00 € - Edizioni Einaudi 2009 (Le Vele n.45)
ISBN 978-88-06-20024-4
da WUZ
(Cliccare le foto per ingrandirle)
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Livorno LI, Italia
martedì 28 settembre 2010
Craiova, meeting "Conciliazione" dal 15 al 18 ottobre 2010
Craiova, Romania - Meeting dal 15 al 18 ottobre 2010 - progetto "Conciliazione"
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Craiova, Romania
lunedì 20 settembre 2010
Il nuovo progetto europeo - sintesi
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