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venerdì 20 aprile 2012
mercoledì 4 aprile 2012
Dal sito ufficiale COFE - le "buone pratiche"
Education and Culture DG
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Testi, interventi, video e testimonianze nel progetto COFE, dopo il 4. meeting.
Sito ufficiale COFE - le buone pratiche illustrate da Scarabeus
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giovedì 29 marzo 2012
da Pluraliweb, Le differenze...
Disparità di genere che resistono
di Cristina Galasso
Sono tante le donne che svolgono attività di volontariato ma gliuomini sono ancora la maggioranza, soprattutto nella fascia d’età over 45 (Istat, 2011) e le donne si concentrano in alcuni settori e attività. Come risulta da un’indagine di Anpas, oltre il 40% delle volontarie è impiegata in attività di tipo sanitario, quasi il 20% al centralino e il 17,8 in attività ricreative.
Ma è soprattutto ai vertici delle associazioni e degli organi di rappresentanza del terzo settore (Forum, Consulte, ecc.) che la presenza delle donne si riduce, come del resto accade anche in altri ambiti della vita sociale e politica. Una recente indaginedella Fondazione Volontariato e Partecipazione ha rilevato che le donne sono presidenti di un’associazione di volontariato nel 33% dei casi, percentuale che si abbassa al 20 nel settore della donazione di organi e sangue. Questi dati sono confermati anche dalle ricerche di Auser e della Fondazione Roma Terzo Settore. Secondo quest’ultima, le donne sono ai vertici soprattutto nelle piccole associazioni, a prevalenza femminile e operative nell’ambito del welfare.
Se guardiamo alle grandi associazioni del terzo settore scopriamo che su 15 organizzazioni (tra cui Anpas, Aido, Avis) quelle che hanno donne presidenti sono solo 4: Lila, Emergency, Medici senza frontiere, Fai (ricerca Auser 2011). A queste va certamente aggiunta Amnesty Italia che, non solo vede sia la presidenza che la direzione in mano a due donne, ma anche una parità di rappresentanza nel comitato direttivo.
Per ovviare alla disparità di genere alcune associazioni nazionali, come Arci e Acli (leggi l’intervista a Paola Vacchina vicepresidente di Acli), hanno introdotto negli statuti le cosiddette “quote rosa” ma spesso con scarsi risultati, perché le percentuali previste sono insufficienti a garantire un’equa rappresentanza oppure disattese. Poche le donne anche al governo dei Centri di servizio per il volontariato (13 donne presidenti su 77, 24 le vicepresidenti), dove invece la forza lavoro è in prevalenza femminile (64%).
Eleonora Gallerini (seconda da destra), presidente Pubbliche Assistenze di Empoli, con il gruppo Lilith Centro Aiuto Donna
Questa tendenza attraversa un po’ tutto il terzo settore: il numero delle donne è, infatti, alto nelle strutture operative delle associazioni ma anche in questo caso sono spesso confinate tra i quadri inferiori, con qualche significativa eccezione come Uisp eLegambiente che sono dirette da donne.
La presenza femminile più consistente e qualificata è nella cooperazione sociale dove le donne sono ai vertici nel 45% dei casi (soprattutto al Sud). Anche lacooperazione internazionale registra una forte numero di donne e il 2010 ha visto il ‘sorpasso’. Oggi le cooperanti sono 3440, il 52% di tutto il personale impiegato nelle Ong italiane (“Un mestiere difficile”, 2011). Non abbiamo purtroppo dati rispetto alle donne dirigenti.
Le statistiche sul volontariato ci dicono che è soprattutto il doppio impegno lavoro-famiglia a rappresentare per le donne un forte ostacolo all’azione volontaria (leggi l’articolo di Andrea Salvini). Sono, infatti, soprattutto le donne più giovani a dedicarsi al volontariato, come mostrano anche i numeri sul Servizio civile. Secondo il XIII Rapporto Cnesc il 64,7% delle domande di servizio civile sono state presentate da donne (13.238 su 20.436), percentuale simile anche tra selezionati e avviati al servizio:5.738 donne su un totale di 8.830.
D’altra parte le donne sembrano compensare il minor tempo che possono dedicare all’attività volontaria con la propensione a donare risorse economiche al mondo non profit: dall’ultima ricerca Eurisko-Istituto italiano della donazione risulta che il 61% di chi dona è donna.
E le donne sono anche la maggioranza dei fundraiser, ovvero di chi opera nella raccolta fondi: secondo l’Associazione italiana fundraiser il 55% dei fundaraiser è donna. La fascia d’età più rappresentata è quella dai 36 ai 50 anni (45%), il 42% ha ottenuto un master, il 40% ha una laurea.
Nella foto in alto Roberta Roberti presidente associazione Eccetera e coordinatrice di Libera Prato.
da: www.pluraliweb.cesvot.it
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sabato 17 marzo 2012
Tora Tora e la conciliazione
Donne, lavoro, conciliazione: la testimonianza di Tora Tora, cooperativa sociale di Collesalvetti (Livorno).
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lunedì 5 marzo 2012
COFE: Programma del meeting di Atene
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Atene, Grecia
domenica 4 marzo 2012
I problemi della "conciliazione", un'inchiesta del Tirreno
Articolo da Il Tirreno
Mamme e commesse «La domenica no meglio la famiglia»
Le testimonianze: 12 euro in più ma i figli si allontano
E per qualcuna si è aperto il baratro della depressione
di Stefano Bartoli
«Adesso cominciano a dirmelo già dal giovedì: “Mamma, ma domenica sei libera o no?”. Francamente non so più cosa rispondere: ho tre figli di 4,11 e 13 anni, li ho voluti tutti e non mi sembra giusto che mi debba sentire in colpa perché di fatto li ho allontanati». È amaro il sorriso di Sara, 34 anni, commessa all’Ipercoop di Livorno: quel decreto “libera festivi” varato dal governo di Mario Monti, accoppiato alla sentenza del Tar della Toscana che ha reso nulle le opposizioni avanzate dai Comuni sulle aperture non stop di negozi e centri commerciali (un ulteriore pronunciamento ci sarà il 5 giugno, in attesa della sentenza definitiva della Corte Costituzionale), le ha rivoluzionato la vita.
E lo ha fatto nel modo peggiore, togliendole proprio quella libertà di stare con la famiglia nei momenti in cui, un tempo, ci si siedeva attorno ad un tavolo, magari solo per mangiare o conversare. Insomma, colpendo quei valori che si vogliono sottolineare in questa Giornata europea per le domeniche libere dal lavoro (ne parliamo a parte) in programma per oggi in molte città italiane e della nostra regione.
Rischio depressione. «Quello della famiglia, considerando che la maggior parte dei dipendenti di un negozio sono donne, non è un problema da poco - racconta Cinzia Bernardini, dirigente della Filcams Cgil di Pisa -. Purtroppo, abbiamo avuto notizia anche di casi in cui una commessa passata improvvisamente dalle domeniche libere a quelle lavorate sia entrata in depressione: una situazione non accettabile».
Poche ore, ma impegnative. «Sono figlia di operai ed ho due fratelli - prosegue invece la nostra Sara - e la domenica eravano abituati a stare un po’ tra noi e con i nostri genitori. Una cosa adesso impossibile: pur avendo un contratto part-time a 24 ore la settimana, e quindi con un impegno sulla carta abbastanza limitato, mi trovo in pratica occupata per gran parte della giornata. Ma il lavoro festivo ha rivoluzionato la vita anche a chi non ha figli, ma magari si dedicava ad un hobby od al volontariato. E tutto con un ritorno che nel mio caso di part-time è di appena 12 euro lordi per ogni domenica dietro il banco. Insomma, il prezzo sociale che dobbiamo pagare è davvero alto».
Un taglio alle entrate. Ancora più complessa la situazione di Teresa (nome di fantasia), 40 anni, vedova con due figli e cassiera in un ipermercato di Pontedera. «Il mio problema è complicato, ma alla fine facilmente riassumibile - racconta al Tirreno -. Con i soldi che prendo da part-time 900 euro al mese per 24 ore settimanali di lavoro, non ce la faccio ad andare avanti. Per questo, ogni fine-settimana ed in particolare la domenica andavo a fare altri lavori. Bene, ora devo andare alla cassa ed in orari molto spezzati, tipo 7-11, 10-14, 17,15-21,15 o 11-15. Ci hanno fatto sapere che i festivi sono giorni come tutti gli altri e che quindi non ci pagheranno alcun supplemento. Il risultato? In totale guadagno meno e, se ne avessi l’occasione, cambierei lavoro. E questo dopo tanti anni nella stessa azienda e per colpa di un’idea che in cassa non porta niente in più. I soldi sono quelli: o si compra la domenica o negli altri giorni della settimana».
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sabato 24 settembre 2011
Il meeting sul Tirreno online
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