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giovedì 24 maggio 2012

COFE, il Meeting in Solsona

Programma del Meeting conclusivo del Progetto COFE,
al quale Scarabeus collabora.


I partners:
Sito del progetto

giovedì 21 aprile 2011

Progetto Equality - COFE - Meeting a Porto


Porto (Portogallo), MEETING EUROPEO,  8-9-10-11 APRILE 2011
“LA CONCILIAZIONE DEI TEMPI”:
Come conciliare il lavoro maschile e femminile 
con gli impegni della famiglia.
Componenti del gruppo di lavoro:
Gruppo GRECO: 2 delegati
Gruppo SPAGNOLO CATALANO:2 delegati
Gruppo PORTOGHESE (ospitante) 6 delegati
Gruppo RUMENO: 4 delegati
Gruppo ITALIANO (Scarabeus): 6 delegati
 

Il report
Ricordi dal Meeting in queste belle foto di Roberto Mariotti



domenica 31 ottobre 2010

Foto dalla Romania

Album fotografico

collaborativo su Flickr
dal Meeting di Craiova





(Le 36 foto "italiane"- vedere didascalia - sono
di Roberto Mariotti,
che ha aperto anche una
personale Galleria,
anch'essa in Flickr)



sabato 23 ottobre 2010

Donne e Lavoro, dal meeting di Craiova

Craiova, 16 - 18 ottobre 2010


Partners:
  • Centre Tecnològic Forestal de Catalunya – Solsona – Cataluna, Spania – coordinator
  • Associazione Culturale no-profit SCARABEUS, Italia
  • Centro de Assitĕncia Social à Terceira Idade e Infância de Sanguêdo, Portugalia
  • Club for Unesco of the Department of Piraeus and Islands, Grecia
  • Asociaţia Colegiului Naţional “Nicolae Titulescu” Craiova, România
dal sito del Progetto: http://conciliationforequality.wordpress.com/

Luciana con altri partner di progetto

Una assorta sessione di lavoro



La nostra delegazione in un momento di pausa dei lavori


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giovedì 7 ottobre 2010

Ripresa attività locale di Scarabeus


Lettura e discussione del libro
"La morte del prossimo"

di Luigi Zoja


"In qualunque luogo, in qualunque epoca, la distanza è sempre stata un ostacolo all'amore: perché la nostra dovrebbe essere diversa? Si può davvero amare o solo conoscere quel che è lontano? E la sola conoscenza mi eprmette, almeno, di essere giusto? Non c'è ancora niente che lo dimostri."

La società occidentale contemporanea tiene lontana l'immagine della morte, rimuove il pensiero che la vita abbia una fine, crea una popolazione inconsciamente convinta della propria immortalità.
"Tutti dovete morire" recitava Totò, ecco, tutti voi "altri".

Abbiamo parlato di questo raccontandovi altri saggi, ma qui vogliamo sottolineare - prendendo spunto dai temi trattati in questo libretto, piccolo ma denso (oserei dire avvincente) - che di alcune morti siamo più consapevoli di altre perché ne abbiamo testimonianza quotidiana. Le morti sul lavoro, ad esempio, o quelle dei migranti, che vediamo sparire nelle acque del Meediterraneo senza scomporci, senza indignarci, senza soffrire...
"Fino a poco tempo fa l'Italia, paese senza tradizioni immigratorie, accoglieva gli stranieri come visitatori, più che come immigranti. La diversità, non essendo frequente, insegnava qualcosa di nuovo [...] Oggi gli immigranti giungono per mare su imbarcazioni che sono praticamente relitti. Tuttavia, vengono sempre meno percepiti come viaggiatori e sempre più come invasori".


Il prossimo è morto, ma un certo prossimo più di altri: quello vicino ("distanza dal vicino, vicinanza dal lontano").

Le distanze che la globalizzazione ha reso meno evidenti, favoriscono i rapporti tra persone lontanissime e sembrano penalizzare invece quelli che intercorrono fra chi vive nella stessa città, nella stessa via, nella medesima casa. Per non parlare di chi entra in quello che consideriamo il nostro spazio vitale (sul quale i sociologi dibattono da decenni) cercando di trovare una solidarietà che sembra essere sempre meno possibile.
"Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell'uomo. - scrive lo psicoanalista Luigi Zoja - L'uomo cade in una fondamentale solitudine. È un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale - è morto il suo Genitore Celeste - ma anche in senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino. È orfano dovunque volti lo sguardo. Circolarmente, questa è la conseguenza ma anche la causa del rifiutare gli occhi degli altri: in ogni società, guardare i morti causa turbamento."


Complesso in questo senso il rapporto con l'alienazione, un tema di cui, rispetto a tempi precedenti, "si parla meno perché è ovunque. Non è più solo nella struttura produttiva, ma in quella della società, dove nessuno più è prossimo. Se tutti sono distanti, sono distanti da dove? Non esiste più un punto da cui si sono allontanati".

E torniamo alla morte, con cui abbiamo iniziato, leggendo alcune considerazioni di Zoja in merito.

"Da sempre si dice che l'uomo è uomo anche perché ha un rapporto con la morte diverso dagli altri animali. Quando muore il suo simile, l'animale si ferma accanto al corpo solo finché è caldo. L'uomo, a qualunque civiltà appartenga, compie riti e seppellisce il morto. In qualche modo, per lui il morto continua a vivere.
Ma a quest'antica coscienza i tempi ne stanno sovrapponendo una nuova. Eravamo diventati umani accorgendoci che anche i morti sono vivi. Diventiamo post-umani - o qualcosa che è altro dall'umano - quando cominciamo a convincerci che anche i vivi sono morti. I vivi - la maggior parte dei vivi - sembrano aver smesso di vivere da un tempo che, quando ce ne accorgiamo, ci appare immemorabile: che non è, quindi, una conseguenza del nuovo secolo. La maggioranza dei giovani non ha ancora cominciato a vivere. La maggior parte degli altri - non solo gli anziani, anche i quarantenni - pare irrigidirsi in un rigor mortis psichico, che contrasta con l'agitarsi fisico. Non pensano pensieri autonomi. Non si interessano agli uomini che hanno vicino, non per malvagità, ma perché non li capiscono.
In una certa misura, questo avveniva in ogni epoca. Ma era più difficile vederlo riprodotto sui grandi pannelli della vita e restarne ipnotizzati: era quindi più facile continuare a essere società e umanità. Gli obblighi reciproci, la pietà, la compassione, circolavano. Potevano continuare a esistere e, a volte, a esser creduti amore. Da quando il mondo si è fatto laico, e ogni cosa ha perso l'incanto divino ed è diventata misurabile, gli atti ripetitivi degli altri non sono più considerati rito - presenza di un contenitore universale - ma isolata nevrosi, ossessività, rigidità cadaverica. Il prossimo si è trasformato in lontano, uscendo dallo spazio. E il vivo in morto, uscendo dal tempo.
Ma dove nasce questa sensazione ? È sensazione o proiezione? Inerte è l'osservato o chi osserva? Il mondo si rinnova a una velocità senza precedenti e non riconosce se stesso. Lo sguardo sente la distanza ma non sa se è nell'occhio o nel mondo osservato."

Luigi Zoja - La morte del prossimo
128 pag., 10,00 € - Edizioni Einaudi 2009 (Le Vele n.45)
ISBN 978-88-06-20024-4

da WUZ
(Cliccare le foto per ingrandirle)








martedì 28 settembre 2010

Craiova, meeting "Conciliazione" dal 15 al 18 ottobre 2010

Craiova, Romania - Meeting dal 15 al 18 ottobre 2010 - progetto "Conciliazione"


mercoledì 15 settembre 2010

Volantino corso Inglese




SCARABEUS
Associazione culturale no profit - Livorno
http://www.scarabeus.it

CORSO DI INGLESE





iscrizioni aperte


Corso
presso l'ITC Vespucci di Livorno (g.c.)

Il corso inizierà il 25 Ottobre alle ore 18 ed avrà il seguente calendario:

Ottobre 25

Novembre 8 – 16 – 22 – 29

Dicembre 6 – 13 – 20

Gennaio 10 – 17 – 24 – 31 –

Febbraio 7 – 14 – 21 – 28

Marzo 7 – 14 – 21 – 28

L’orario sarà il seguente: dalle 18 alle 19,30 (h1,30) per un totale di 30 ore

Per informazioni: Scarabeus,
tel. 3203166800 - e-mail: scarabeus41@gmail.com
Iscrizioni* presso la sede dell'ITC Vespucci il 25 Ottobre all'inizio del corso
* quota di 35€ per gli iscritti all'associazione e 45€ per i non iscritti a Scarabeus.

sabato 13 marzo 2010

eSenior, verso il meeting di Ulm

IL MEETING AVRA' LUOGO DAL 25 AL 28 MARZO 2010,





Visualizzazione ingrandita della mappa

PERCORSO DALL'AEROPORTO DI FRANKFURT AD ULM


(Dal sito dei partner tedeschi, che ci ospiteranno ad Ulm)


Europäische Lernpartnerschaft Grundtvig 2

eSenior - ICT and multimedia techniques
for senior citizens


Die vh Ulm beteiligt sich an der Grundtvig Lernpartnerschaft »eSenior - ICT and multimedia techniques for senior citizens«.

In den letzten drei Jahrzehnten hat die Informationstechnologie das Leben der Menschen global einschneidend verändert. In der Informationsgesellschaft sind es oft gerade ältere Menschen die mangels Kenntnissen von der digitalen Welt abgeschnitten sind.

Ziel des »eSenior« Projektes ist es, ältere Menschen mit den Neuen Medien vertraut zu machen. Im Projekt sollen sie dazu befähigt werden alltägliche Aufgaben zu vereinfachen, Informationen zu finden und leichter auf soziale und staatliche Dienstleistungen zugreifen zu können. Dies führt zu einer verbesserten Integration in eine digitalisierte Gesellschaft und letztlich wird dadurch auch die Lebensqualität im Alter gesteigert.

Die folgenden Organisationen sind Projektpartner:

  1. »CREATIVE Platforma Szkolenjowo Doradcza s.c.« (Polen).
  2. Ulmer Volkshochschule e.V. (Deutschland);
  3. Nostra Fortuna Tarcea-Ertarcsa (Rumänien);
  4. Associazione Culturale no profit Scarabeus (Italien);
  5. JSC »Global ideas« (Litauen)
  6. Formula Magic Formacion (Spanien);
  7. Sehit Hasan Public Education and Vocational Education Centre (Türkei).

In den zwei Jahren (2008-2010) des Projekts wollen die Partnerorganisationen das Kursangebot im Bereich Informationstechnologie und Neue Medien speziell für ältere Menschen anpassen und erweitern. Dazu werden in den einzelnen Ländern Lerngruppen gebildet und Pilotkurse durchgeführt. In einem zweiten Schritt werden diese Kurse evaluiert, die Erfahrungen in den einzelnen Ländern ausgetauscht und die Inhalte sukzessive angepasst.

Informationen zum Projekt bekommen Sie bei:

Ulmer Volkshochschule
Norbert Herre
Kornhausplatz 5
89073 Ulm
fon 0731 1530-16
fax 0731 1530-60
herre@vh-ulm.de www.learning.ncse.pl

sabato 24 ottobre 2009

Visione del film "Vai e Vivrai"

Titolo originale: 
Va, vis et deviens
Nazione: 
Francia
Anno: 
2005
Genere: 
Drammatico
Durata: 
140'
Regia: 
Radu Mihaileanu
Sito ufficiale: 
www.vavisetdeviens-lefilm.com

Cast: 
Moshe Abeba, Roschdy Zem, Yael Abecassis, Sirak M. Sabahat, Moshe Agazai, Roni Hadar, Raymonde Abecassis, Rami Danon, Meskie Shibru-Sivan
Produzione: 
Elzévir Films, Oï Oï Oï Productions
Distribuzione: 
Medusa
Data di uscita: 
04 Novembre 2005 (cinema)

Trama:
Salomon è un bambino etiope che vive in un campo profughi in Sudan. Un progetto di cooperazione americano-israelita approda lì per trasferire alcuni Falashas - gli etiopi ebrei - in Israele. La madre di Salomon lo obbliga a partire con loro, fingendosi un ebreo, perchè il bambino abbia un futuro. Arrivato a Gerusalemme insieme ad un'altra donna che finge di essere sua madre, Salomon diventa Schlomo. Quando la donna muore il bambino viene adottato da una famiglia israeliana, ma continua a sognare di rivedere sua madre...



mercoledì 23 settembre 2009

Si riparte, Benessere e lettura

Con la riunione del 16 settembre 2009, Scarabeus riprende l'attività del Club di lettura. Tema, i rapporti tra benessere e lettura.
Ecco alcune foto della serata, "narrata" dal dottor Marco Marinari.


lunedì 7 settembre 2009

Articolo su Repubblica

A Londra nasce la Biblioterapia 'Meglio dei farmaci'
Repubblica — 20 settembre 2008   pagina 47   sezione: CRONACA - R2

Londra

«Molti uomini hanno datato l' inizio di una nuova era nella loro vita dalla lettura di un libro», sosteneva Thoreau. Per confermarlo, basta chiedere in giro o frugare nella propria memoria: tutti abbiamo uno o più libri che ci hanno aiutato ad affrontare una crisi, superare un problema, capire una situazione.

«Ho letto un libro che mi ha fatto comprendere meglio quello che sento» è una frase che sentiamo ripetere infinite volte nel corso dell' esistenza. Adesso un gruppetto di scrittori e intellettuali inglesi ha pensato di trasformare questo particolare potere dei libri in una specie di vero e proprio sistema di cura. La chiamano "biblioterapia", ed è uno dei molteplici servizi offerti al lettore da una nuova libreria che ha aperto a Bloomsbury, il quartiere di Londra dove prosperò l' omonimo circolo letterario legato a Virginia Woolf e che rimane ancora oggi il cuore letterario della capitale, pieno di case editrici, riviste, librerie. L' ultima arrivata ha aperto in questi giorni: si chiama "School of Life" (Scuola di vita), alludendo fin dal nome a ciò che i libri, perlomeno i buoni libri, possono insegnarci. Dietro il progetto ci sono autori come Alan De Botton (le cui opere sono pubblicate in Italia da Bompiani), noti accademici come il professor Robert Macfarlane della Cambridge University e Sophie Howart, l' ex-curatrice del Tate Modern Museum.


La biblioterapia funziona così: se qualcuno ha un problema, basta che spieghi a uno dei librai della "School of Life" di che cosa si tratta - amore, lavoro, famiglia o qualsiasi altra cosa - e riceverà subito un cofanetto con sei libri consigliati dal professor Macfarlane per evenienze di questo genere, insieme a un volantino che spiega perché proprio quei titoli. Per chi vuole approfondire la biblioterapia, c' è poi un programma di discussioni di cinque mesi, per parlare di problemi di ogni genere e di come si possano risolvere leggendo un libro, insieme alla scrittrice Susan Elderkin: lo scambio di vedute avviene per email o per telefono, ma l' intero corso costa solo 50 sterline, circa 60 euro, decisamente meno che una seduta dallo psicanalista. Suddivisa su pianterreno e sottoscala, arredata con poltrone di pelle rossa e divani leopardati, ma soprattutto piena zeppa di libri e di librai vecchio stile che di libri se ne intendono, la "School of Life" offre anche vacanze e gite guidate, reading di romanzi e poesie, dibattiti, con un piccolo caffè all' interno per fare uno spuntino, se uno lo desidera.

L' idea, spiega al quotidiano Independent Sophie Howart, è quella di una "farmacia culturale", dove i libri servano come terapia, oltre che come intrattenimento, stimolo, riflessione. Non tutti saranno d' accordo: «I libri sono una cosa abbastanza buona, ma sono un ben pallido sostituto della vita», ammoniva Robert Louis Stevenson. Eppure che un libro possa aiutarci è indubbio: «Dopo aver finito di leggere 'Guerra e pace' per la dodicesima volta», annotava nel 1951 nel suo diario lo scrittore russo Mikhail Prishvin, «ho finalmente compreso il significato della mia esistenza».

- dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

mercoledì 2 settembre 2009

Un libro sulla biblioterapia

EBOOK DAL VOLUME A CURA DI BARBARA ROSSI

BIBLIOTERAPIA - LA LETTURA COME BENESSERE
EDIZIONI LA MERIDIANA.





RIASSUNTO di Carla Santini

    Il libro è il risultato di vari contributi forniti da esperti e frequentatori del CISP (Centro italiano Sviluppo e Psicologia), associazione che svolge attività di prevenzione e promozione del benessere psicologico.

Lo scopo della curatrice, psicologa e psicoterapeuta, è stato quello di offrire un piacevole approccio al tema della lettura intesa come benessere psichico, culturale e sociale.

Il lavoro inizia con un virtuale colloquio dove vengono poste domande e date risposte sul significato di Biblioterapia, sui vantaggi insiti nella lettura, sia come svago che come auto-aiuto ai disagi esistenziali, ed inoltre anche come strumento nei processi di terapia dove viene evidenziata la relazione tra cliente e terapeuta.

In un “ gioco di specchi” tra lettura e psicologia si trovano gli aspetti comuni di una modalità introspettiva e di un dialogo interno.

Nella lettura di trame, che il libro propone, ci auto-confrontiamo in un meccanismo proiettivo di identificazione favorendo il nascere di emozioni e fantasie personali.

Nel caso di un percorso psicoterapico ci troviamo ad essere autori della nostra storia personale.

Il raccontarci, in un contesto di cura, include il raccontarci a noi stessi e, dove è possibile, comprendere la intrigata trama comportamentale che ha causato disagio.

Se nel primo caso leggere è immedesimarsi nei personaggi e nelle loro emozioni e comportamenti, nel secondo viene vissuta l’avventura del nostro agire

In questa ottica il contenuto del libro può diventare uno strumento di riflessione che, come in ogni terapia riuscita, agisce sul processo di attivazione di energie psichiche, mortificate nel tempo, e induce alla modifica dei pensieri precostituiti e quindi a comportamenti diversi. Il tutto produrrà benessere.

Nel trattare i significati terapeutici della lettura viene riportato l’interpretazione dello scritto di Kafka “ La metamorfosi”, con accostamenti al mondo onirico, ricco di messaggi dove intelligenza ed emotività si fondono.

In questo esempio troviamo la conferma di come i malesseri dell’anima nascono da un senso di negazione personale dei bisogni fondamentali alla base di ogni esistenza, compreso quello di dare un senso alla vita.

Alla domanda se può esser utile scrivere il proprio diario e rileggerlo nel tempo, non esiste una risposta precisa.

Comunque il rileggere i propri scritti e auto-interpretarci può essere utile a patto che accettiamo i cambiamenti avvenuti in noi come processo di crescita e non come cristallizzazione del pensiero.

Un altro capitolo è dedicato alla lettura dei racconti dei bambini in cui viene sottolineata l’importanza di come le storie, le favole, ecc.. creino una realtà alla immaginazione sviluppando affettività e capacità intellettive atte a trovare soluzioni.

Inoltre il racconto, in alcuni casi, diventa mediatore di sentimenti di paure ed emozioni.

Un libro può cambiare il corso della vita?

Questa domanda la ritroviamo spesso nel contesto letterario.

Ogni persona è chiamata a darsi la risposta che i suoi ricordi gli suggeriscono.

Sta di fatto che molti sono gli ostacoli e le modalità che si mettono tra chi scrive e chi legge…..la risposta rimane aperta.,,,,,,

Nella seconda parte del libro viene sottolineata l’importanza della lettura in situazioni di “ restrizione”, come ad esempio nelle carceri , in ospedali, ecc.. in tutte quelle situazioni dove il rapporto sociale è alterato

Vengono riportate esperienze di lavoro di gruppo seguite da operatori ed educatori dalle quali emergono i risultati positivi riguardanti il miglioramento delle capacità relazionali.

La possibilità di leggere le esperienze dolorose, di chi ha saputo comunicarle per scritto, è portatrice di sollievo per quelle persone che vivono o hanno vissuto lo stesso dramma.

SERENDIPITY: la capacità di trovare curiosità e interessi, viene riassunta in maniera molto originale alla lettura in quanto riconosciuta come finestra e porta verso lo spazio pensiero.

- Trovare qualcosa di inaspettato, mentre si cerca qualcos’altro;

- Scoprire nell’ambito della ricerca qualcosa d’imprevisto,anomalo

e strategico che ci permette di sviluppare altre teorie;

- Trovare qualcosa che si sta cercando, ma in un luogo e/o in un momento

inaspettati;

- Trovare qualcosa di più prezioso di ciò che si stava cercando

Infine il libro riporta una vasta proposta di letture e la presentazione dove l’esperienza è maturata.



venerdì 17 luglio 2009

E-book "Pinocchio"






Estate, tempo di rilassamento, di divertimento, di gioco...
Per il Club di lettura di Scarabeus, viene suggerito un libro che conosciamo benissimo, convertito in e-book, per sperimentare direttamente e senza complicazioni le possibilità di questa nuova tecnica. Scoprire le funzioni nascoste nel menu "More" e le possibili visualizzazioni, anche senza scaricare il file.




Pinocchio - Carlo Lorenzini (Collodi)

giovedì 2 aprile 2009

Club Lettura - Ed ora... Il ballo

Iréne Nèmirowsky

IL BALLO




Iréne Nèmirowsky (1903-1942) è una presenza importante di quel variopinto mondo di emigrés russi, stabilitosi a Berlino e Parigi, prima di ulteriori esodi sulle rotte della storia, dopo la Rivoluzione d'ottobre, dai cui ranghi sono uscite voci come quella di Mark Aldanov, Nina Berberova e soprattutto, ovviamente, Vladimir Nabokov. Ucraina di Kiev, figlia di un facoltoso uomo d'affari, Iréne Nèmirowsky giunse nella capitale francese, dopo un soggiorno in Finlandia, scegliendo di scrivere immediatamente nella lingua del paese di adozione, parlata fin dall'infanzia nelle famiglie facoltose nella Russia prerivoluzionaria. L'esordio con David Golder (1929) la definisce immediatamente per i suoi interessi principali: il racconto della relazione con un universo familiare claustrofobico, di difficile se non impossibile comprensione, osservato con uno sguardo acuto, di un'intensità che talvolta si fa dolorosa, in cui entrano in gioco anche considerazioni sui risvolti più amari dell'esistenza, con un'attenzione alla dimensione etica delle azioni che la apparenta talvolta a certi percorsi di François Mauriac e Georges Bernanos. Il rapporto tra il protagonista, un finanziere rovinato, e la figlia Joyce è infatti l'asse principale di questa cronaca di abiezione e di riscatto, che ha una dimensione esplicitamente autobiografica laddove l'autrice ripercorre, con le dovute differenze, la carriera del padre, un finanziere rovinato che con tenacia era riuscito a ricostituire la sua fortuna.
Grande successo, nonché immediata quanto duratura notorietà, accolse questo lavoro, come testimoniano ben due versioni cinematografiche dell'opera: una di Julien Duvivier (1930) e l'altra, forse più nota, di ambientazione statunitense, realizzata nel 1951 da Gregory Ratoff con il titolo My daughter Joy , in cui il ruolo del protagonista era magnificamente interpretato da Edward G. Robinson, a fianco di Peggy Cummins. Lo scorso anno in Francia, dove la sua notorietà con alcuni periodi di oblio non si è mai interrotta del tutto, questa autrice è stata di fatto ascritta al canone novecentesco dopo la clamorosa assegnazione del Prix Renaudot 2004, per la prima volta postumo, al notevole Suite française (Denoël), accolto anche da un grande successo di pubblico, ritratto di un mondo sull'orlo dell'estinzione, compiuto nel 1940, organizzando una materia incandescente all'interno di una sofisticata struttura musicale. La sua fama peraltro è stata ribadita anche dalla pubblicazione di un'appassionata biografia, Le mirador , firmata nel 1992 dalla figlia scrittrice, Élisabeth Gille (di lei si ricorda soprattutto il diario di malattia La crabe sur la banquette arrière , 1994), che presenta al pubblico un itinerario esistenziale abbastanza paradossale, destinato a concludersi con il gesto tragico di rifiutare la possibilità di fuga e un secondo esilio, scegliendo di prendere il treno che la porterà alla meta finale di Auschwitz, dove venne deportata malgrado la conversione al cattolicesimo avvenuta nel 1939.
In Italia la sua opera aveva suscitato tempestivamente attenzione dagli anni trenta, sull'onda di un vasto consenso internazionale, e vari suoi titoli erano stati pubblicati ( David Golder , 1932; L'affare Curilov , 1934; Il vino della solitudine , 1947), mentre per avere nuove proposte era stato necessario attendere la fine degli anni ottanta, quando Feltrinelli aveva mandato in libreria Le mosche d'autunno (1989) e una nuova versione dell'opera d'esordio (1992), seguita dalla Giuntina. Adelphi ora riprende il discorso acquisendo l'autrice nel suo catalogo (mentre si annuncia per i tipi della casa editrice una prossima versione di Suite française ), a partire da uno dei suoi capolavori, Il ballo (nella precisa traduzione di Margherita Belardetti), splendido racconto di un'adolescenza inquieta, portato al cinema nel 1931 da Wilhelm Thiele con una giovane e bellissima Danielle Darrieux, che qui debuttava.
Al centro di questa ombrosa parabola sta infatti il ritratto di Antoinette, figlia della terribile madame Kampf, moglie di un ebreo arricchito e smaniosa di affermazione sociale. La protagonista è sempre in lotta con lei che la vuole a tutti i costi confinata a un grottesco ruolo di bambina fuori tempo massimo, per evitare di dover ammettere gli anni di miseria trascorsi e potersi rifare, spietatamente, delle umiliazioni subite in precedenza. Tutta l'attenzione della seconda si concentra quindi sull'organizzazione di un grande ballo che dovrebbe consacrare il suo nuovo status confermato anche da un nuovo indirizzo prestigioso; dalla festa decide a tutti i costi di tenere lontana la rampolla, innescando una reazione catastrofica. Questa, infatti, per vendetta e approfittando di un intrigo sentimentale della schwester , non spedisce gli inviti e nessuno si presenta alla ratifica della tanto agognata promozione sociale, che diventa così uno smacco orribile sotto gli occhi di una parente povera, inopinata testimone del disastro. Le relazioni sociali risultano qui una gabbia impossibile da scardinare e nessuna comunicazione avviene tra i personaggi, se non nella dimensione di una pura e semplice funzione cerimoniale del linguaggio, proprio come avviene anche in uno dei romanzi maggiori, Il vino della solitudine , in cui la giovane protagonista Hèléne celebra violenti riti verbali per prendere le distanze dall'odio che nutre contro la madre fatua e il padre affarista.
Nella stessa direzione, sia pure con ambientazione assai diversa, va anche un'altra prosa breve di grande incisività, Un bambino prodigio (trad. di Vanna Lucattini Vogelmann, Giuntina, 1995), in cui l'ambientazione si spostava in quell'area ebraica che nell'epoca zarista, decisamente segnata da leggi antisemite, si chiamava Zona di residenza. Sulle rive del Mar Nero si svolge infatti la vita del giovane ebreo Ismael Baruch, che rifiuta drasticamente l'ubbidienza familiare, scegliendo di vivere al porto, luogo di "popoli del Levante che sapevano d'aglio, di maree e spezie, che il mare aveva raccattato da tutti gli angoli del mondo e gettato là come schiuma". Un'osteria sarà quindi il teatro della rivelazione del suo talento poetico, straziante e doloroso, che si manifesta sotto forma di canzoni d'amore disperato, amatissime da tutti gli avventori, tra cui si presenta un giorno anche un "barin", un ricco signore stregato dalle sue melodie, che sarà poi il suo tramite con una ricca principessa, eccentrica collezionista di "casi umani" che si innamorerà del ragazzo, o meglio delle sue capacità poetiche. Praticamente venduto dalla famiglia alla spietata nobildonna, il protagonista finirà suicida, dopo essersi reso conto che l'acculturazione a tappe forzate ha ucciso in lui le radici dell'esistenza stessa, in una dinamica non troppo dissimile da quella analizzata nel durissimo Il piccolo Archimede di Aldous Huxley.
Quindi, sia che parli dei salotti parigini che conosceva benissimo e che frequentava, della cosmopolita comunità ebraica di cui mette in luce anche gli aspetti più spiacevoli o dei bassifondi delle città russe, nelle opere di Nèmirowsky è evidente un'attrazione per il lato in ombra delle relazioni umane, per quella zona di non espresso e di rimosso in cui si trovano però, spesso, le più vere motivazioni dell'agire sociale. In questo dichiara senz'altro la propria influenza da Cechov, di cui declina in modo aguzzo le spietate analisi introspettive che portano alla ribalta un clamoroso teatro del desiderio, e al quale d'altra parte dedicò una biografia appassionata, La vie de Tcheckov , ultimo libro pubblicato in vita, nel 1940, che chiudeva il percorso di questa scrittrice appartata che, al di là del battage promozionale, svela un profilo sempre più nitido nel panorama novecentesco, padroneggiando perfettamente il segreto di un'ironia tagliente che non mette mai in ombra la pietas verso tutti gli aspetti dell'esistenza.
Luca Scarlini
(da L'Indice)


A VOLTE CI SONO DEI LIBRI CHE, APPENA PUBBLICATI, SFUGGONO ALLA NOSTRA attenzione, poi un libro successivo dello stesso autore risveglia la nostra curiosità, riprendiamo in mano quello che avevamo tralasciato e scopriamo un tesoro. Così è per “Il ballo” della scrittrice francese Irène Némirovsky, pubblicato per la prima volta nel 2005 e arrivato adesso alla sesta edizione, sull’onda dell’interesse suscitato dal bellissimo “Suite francese”.
“Il ballo” è un racconto lungo, che concentra in meno di cento pagine il ritratto di due personaggi, un frammento di vita, la descrizione di un ambiente. Nella scena di apertura la signora Kampf entra nella stanza dove la figlia sta studiando e quattro dettagli ci aiutano ad inquadrare la persona: la signora Kampf si sbatte alle spalle la porta in maniera così violenta da far tremare il lampadario di cristallo, si piazza davanti alla figlia a braccia conserte, la sgrida perché non si è alzata (“Hai il didietro incollato alla sedia?”), chiama ad alta voce l’istitutrice inglese solo con l’appellativo “Miss”.
E’ subito chiaro che la signora Kampf può anche essere ricca ma non è certamente raffinata. Ci viene detto dopo che, in un tempo neppure troppo lontano, il signor Kampf era prima solo un usciere di banca, poi impiegato e si era infine arricchito con delle fortunatissime speculazioni in borsa. La figlia Antoinette ha quattordici anni, l’età ingrata in cui si è goffe e si sogna l’amore e sembra irraggiungibile.
Un ballo: la signora Kampf vuole dare un ballo, inviterà duecento persone, gente che conosce a malapena, ma che importa, è gente con soldi e non interessa come li abbiano fatti (come lei e il signor Kampf del resto). Quello che importa è che vedano lo splendore della casa, dei mobili e dei soprammobili, dei gioielli. L’orchestra che suonerà e i camerieri in livrea. I piatti di ostriche e le altre prelibatezze. Verrà invitata anche l’insegnante di musica di Antoinette, perché è lei che spargerà le voci della loro grandezza fra i parenti della signora Kampf che avevano tanto disprezzato l’ebreuccio che aveva sposato. E no, Antoinette non prenderà parte al ballo, anzi, dormirà nel ripostiglio.
Queste sono le premesse, al lettore scoprire il resto di questo racconto raffinatamente delizioso in cui non succede- letteralmente- nulla e però vengono esplorati i sentimenti di ambizione (è comicamente patetica la signora Kampf che si dispera ad ogni rintocco della pendola), di gelosia (quanti anni più di Antoinette può avere la signorina inglese che si incontra con l’innamorato dopo aver accompagnato la ragazza a lezione?), di risentimento (Antoinette rimpiange i tempi in cui, prima di arricchirsi, sua madre era affettuosa con lei).
E la vendetta finale giunge quasi come una sorpresa a chi l’ha preparata con un gesto veloce. Al lettore anche immaginare il seguito- solo un paio di flash nel futuro ci riportano mozziconi di frasi di Antoinette, “Oh, ero una ragazzina terribile, sai?”.

Irène Némirovsky, Il ballo, Ed. Adelphi, trad. Margherita Belardetti, pagg. 83, Euro 7,00

Marilia Piccone 29-05-2006


(da Stradanove)