mercoledì 13 ottobre 2010

Donne e Lavoro, un documento


IL LAVORO DELLE DONNE IN ITALIA


Pubblicato il rapporto del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) sul lavoro delle donne in Italia. Il rapporto recentemente pubblicato dal CNEL fotografa una situazione preoccupante per l’occupazione femminile nel nostro paese. La contraddizione più forte consiste nel fatto che l’Italia ha una legislazione molto avanzata a favore delle donne ma molti dei diritti e degli impegni rimangono sulla carta, visto che i dati sull’occupazione femminile in Italia sono tra i peggiori in Europa.
Il 2009, con il contraccolpo dalla crisi economica, ha visto interrompersi il trend di crescita dell’occupazione femminile (15-64 anni) che aveva contraddistinto i precedenti anni, assestandosi il tasso di occupazione al 46,7%, valore molto lontano dal 58,6% dell’UE e dall’obiettivo comunitario di raggiungere il 605 di occupazione femminile per il 2010 (strategia di Lisbona 2000).
I problemi più grossi riguardano la forza lavoro femminile del Sud e le donne con poca istruzione, ma permangono anche problematiche relative alla qualità del lavoro femminile e questioni di conciliazione tra vita privata e lavorativa, con carichi di lavoro famigliare ancora troppo sulle spalle delle sole donne.
Le più svantaggiate in questo periodo di crisi sono risultate le giovani donne e le donne con lavori temporanei, ricordiamo che i giovani tra i 15-29 anni sono la categoria più colpita dalla crisi.
Il Sud ha affrontato in modo peggiore la crisi rispetto al Nord, andando così ad accentuare una situazione già difficile anche dal punto di vista occupazionale (-105 mila donne occupate in meno al Sud nel 2009). Nel corso del 2009 si è ulteriormente abbassato il tasso di occupazione delle donne con titoli di studio non elevati, solo le laureate raggiungono i livelli presenti nel resto d’Europa.
Peggiora anche la situazione delle donne in coppia con figli. Per una donna di età compresa tra i 25 ed i 54 anni, con un figlio, diminuisce di quattro punti la possibilità di trovare un’occupazione rispetto ad una donna con la stessa età ma senza figli.
Il quadro già non roseo viene ad acuirsi valutando la scarsità di servizi sociali di supporto alle famiglie, i carichi di lavoro famigliare, ancora appannaggio quasi esclusivamente femminile, il “tetto di cristallo” e le retribuzioni inferiori rispetto a quelle maschile, con riflessi conseguenti anche sulla situazione pensionistica.
La scarsità dei servizi sociali a sostegno della prima infanzia sarebbe tra le prime cause che determinano nelle donne la scelta di non lavorare o di non tornare a lavorare dopo la nascita del primo figlio. La probabilità di non lavorare 18-21 mesi dopo la nascita di un figlio e di quasi il 50%. Le donne con titolo di studio più alto rientrano al lavoro dopo il parto e riescono a gestire meglio delle altre i problemi legati alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Un altro ostacolo al lavoro femminile è il tempo dedicato alla cura della famiglia e della casa, che risulta ancora a carico delle donne, il 77% di questo tempo è da imputare alla componente femminile. I padri negli ultimi anni sono diventati più collaborativi soprattutto per quanto attiene la sfera di cura dei figli, a cui si dedicano maggiormente che in passato, purtroppo lo stesso non si può dire per i lavori domestici dove i cambiamenti si mostrano lenti e la divisione dei ruoli ancora molto rigida.
Per quanto riguarda le donne occupate il lavoro femminile si presenta ancora molto tipizzato, ovvero legato molto a specifiche professioni, mentre per quanto riguarda il reddito femminile questo si mostra più basso di quello maschile. Questo fattore nel nostro paese, a differenza di paesi come la Gran Bretagna, è dovuta alla assenza delle donne in posizioni apicali sia all’interno della Pubblica Amministrazione che nel settore privato.
Il reddito inferiore dovuto a carriere femminili medio basse si riflette poi anche a livello pensionistico, con livelli di contribuzione minore anche la pensione si presenta meno corposa economicamente, e che mette le pensionate a rischio di povertà in misura maggiore rispetto alla componente maschile.
Il nostro paese sembra riluttante nel ritenere che l’occupazione femminile abbia ricadute comunque positive sulla società e sull’economia, visto che ancora tiepida si mostra la strategia occupazionale femminile per il futuro, nonostante l’apprezzabile documento “Italia 2020 Programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro” presentato congiuntamente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale e quello delle Pari Opportunità.
Si tratta di un piano pluriennale che individua misure per aumentare l’occupazione femminile. Il CNEL ritiene che il piano, pur carente di obiettivi chiari e misurabili e di risorse per la sua realizzazione, può rappresentare una opportunità da non sottovalutare.
Per uscire da questa situazione, il CNEL suggerisce di adottare una strategia per l’occupazione femminile in grado di garantire sia la parità formale che quella sostanziale.
Questa strategia dovrebbe comprendere misure di varia natura che investono un’ampia gamma di ambiti. Sono infatti necessarie sia le politiche fiscali a favore della famiglia che gli incentivi per l’assunzione delle donne o per le donne imprenditrici, ma anche misure per la conciliazione.
Interventi quest’ultimi che dovrebbero prevedere orari flessibili e/o ridotti, come il part-time e l’offerta di servizi di cura sia per l’infanzia che per altre fasce deboli (anziani e disabili) o l’offerta di un reddito aggiuntivo per acquistare sul mercato servizi per la cura.
Ma ancora questo potrebbe non essere sufficiente se non si agisce contestualmente anche nella direzione di modificare abitudini consolidate nel nostro paese, che portano, come già detto, a vedere quasi esclusivamente le donne impegnate in prima linea nella cura della famiglia e della casa.
Altri interventi dovrebbero poi affrontare la questione della maternità/paternità e del basso reddito percepito durante l’astensione facoltativa (a stipendio ridotto) che non incentiva le donne, né tanto meno gli uomini, a restare a casa per accudire i neonati in un’importante momento di sviluppo della loro vita, quello dalla nascita al primo anno di vita.
Non è poi più possibile mettere le donne sempre di fronte all’eterna scelta tra un lavoro soddisfacente e di responsabilità e la maternità, che non è un costo per le imprese, come spesso erroneamente affermato, ma, come evidenzia il rapporto del CNEL, a carico totale della fiscalità generale.
Altre misure poi dovrebbero intervenire su tutte le forme di segregazione orizzontale e verticale del lavoro femminile, le donne sono per lo più inserite in lavori tradizionalmente femminili, ricoprono ruoli bassi o medio bassi e hanno in genere contratti atipici in misura maggiore rispetto agli uomini.
Tutte queste misure dovrebbe essere contenute nella strategia, frutto, secondo il CNEL, di un tavolo bipartito tra governo e parti sociali, senza prescindere dall’auditing di genere delle rappresentanze femminili delle forze sociali.
Non più prorogabile infine, secondo il CNEL, risulta l’approvazione di una legge sulle statistiche di genere e l’obbligatorietà, almeno biennale, del bilancio di genere nella pubblica amministrazione.

Settembre 2010

Fonte: http://www.viaroma100.net



ENGLISH TRANSLATION

. The report recently published by the CNEL photographs a worrisome situation for the female occupation in our country. The strongest contradiction consists in the fact that Italy has a very advanced legislation for the women but many rights and some appointments remain on the paper, considering that the data on the female occupation in Italy are among the worse ones in Europe.
The year 2009, with the counterblow from the economic crisis, has seen the stop of the female growth trend occupation(15-64 years) that had countersigned the precedents years, delivering the rate of occupation at 46,7%, a value far away from the 58,6% of the UE and from the community objective to reach the 605 of female occupation for 2010 (Lisbon strategy 2000).
The biggest problems concern the female work force of the South and the women with little education, but problems related to the quality of the female job and matters of conciliation among private and working life still remain, with loads of family job still too much on the shoulders of the only women.
In this period of crisis the most disadvantaged people are the young women with temporary jobs. Let’s remember that the young people among the 15-29 years are the most stricken category from the crisis.
The South has faced in a very worse way the crisis in comparison to the North, emphasing an already difficult situation also from the occupational point of view (105 thousand employed women in less to the South in the 2009). During 2009 the female occupation rate with no high education has subsequently lowered, only the graduates reach the present levels in the rest of Europe.
It also worsens the situation of married women with children. For a woman between 25 and 54 years, with a child, the possibility to find a job decreases of four points in comparison to a woman with the same age but without children.
The situation is still worse if we consider the shortage of support social services to families, the loads of family job , exclusively on women shoulders, (the "crystal roof ") and the inferior salaries in comparison to the men’s ones, with consequent effects also on pension contributions. .
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The shortage of the social services for the first infancy would be among the first causes that determine in the women the choice not to work or not to return to work after the birth of the first child. The probability not to work 18-21 months after the birth of a child is of nearly of 50%. The women with higher educational qualifications re-enter to the job after the birth of the first son and they can manage, better than the others, the problems tied up to the conciliation of the times of life and job.
Another obstacle for the women work it is the time devoted to the care of the family and the house, which is still at expenses of women, in fact the 77% of this time is to be paid by women. In the last years the fathers have become more cooperatives especially for what it concerns the care of children, to which they devote much more time than in the past, unfortunately the same cannot be said for the domestic works where the changes appear slow and the division of the roles still very rigid.

As regards the employed women the female work is still very typified, or tied to specific professions, while for what it concerns the women income this appears lower than the men’s one. . This factor in our country unlike countries as Great Britain, is due to the absence of women in top positions both inside the Public Administration and the private sector.

The inferior income, due to female careers rather low, has repercussions on minor pension contributions, and consequently the women’s pension is quite poor and it puts the retired to risk of poverty more than the men.

Our country seems reluctant in believing that the female occupation can have a positive impact on society and economy. The female occupational strategy for the future appear quite weak, despite the appreciable document "Italy 2020 Program of actions for the inclusion of the women in the labour market " presented by the Minister of Labour and Social Politics and by the Minister of Equal Opportunities.

It is a long term plan which identifies measures to increase the female occupation. The CNEL believes that even if the plan, lacks of clear and measurable objectives and resources for its realization, can also represent an opportunity not to undervalue.

To overcome this situation, the CNEL suggests to adopt a strategy for the female occupation able to guarantee formal and substantial equality.

This strategy should include different measures that invest a wide range of circles or ambits. Both fiscal politics for the family and incentives for the female employment or for women entrepreneurs are necessary, but also measures for the conciliation.

These last interventions should foresee flexible or reduced schedules such as the part-time and the offer of care services both for childhood and for other weak (elderly and disabled) sectors or the offer of an additional income to purchase, on the market, services for the social or health care.


But still this couldn’t be enough if at the same time we don’t also act in the direction to modify habits already consolidated in our country, which bring, as already said, to almost exclusively see the women employed in the care of the family and the house.

Other interventions should face then the matter of the maternity / paternity and the low income perceived during the optional ( half-pay) abstention that doesn't stimulate the women, neither the men, to stay at home to look after the newborns in an important moment of development of their life, from the birth to the first year of life.


It is not then more possible to put always the women in front of the eternal choice between a satisfactory job and the maternity, that it is not a cost for the enterprises, as often declared, but, as it underlines the CNEL report, it is on total load of the general tax regulations.

Then other measures should intervene on all the forms of horizontal and vertical segregation of the female work. Women are traditionally put in female jobs, they cover low or middle roles and they generally have atypical contracts much more than men.

All these measures should be contained in the strategy, according to the CNEL, of a bipartite table between government and social parts, without putting aside the social female representations .


Finally not delayable, according to the CNEL, the approval of a law on gender statistics and on compulsory, at least biennial, gender budget in the public administration.




September 2010 Source: www.viaroma100.net

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